Monreale, 7 Ottobre. Sembra arrivare alla sua conclusione il giallo legato alla scomparsa ed all’omicidio di Concetta Conigliaro, per cui i carabinieri di Monreale avevano già arrestato il marito, Salvatore Maniscalco.
Lo stesso, a seguito degli interrogatori degli agenti, aveva portato gli investigatori sul luogo in cui giacevano i resti carbonizzati della moglie, prima di chiudersi in un silenzio alternato a dichiarazioni contraddittorie. Da allora Maniscalco è detenuto nel carcere dell’Ucciardone a Palermo.
Gli inquirenti intanto continuavano le loro indagini, coordinate dai sostituti procuratori De Leo e De Somma, fino a riscontrare il coinvolgimento di Antonino Caltagirone e del padre Vincenzo.
Gli arresti dei due, a seguito dei provvedimenti spiccati dal GIP Lorenzo Matassa, sono avvenuti nel pomeriggio di ieri, 6 Ottobre.
Sin dall’inizio gli investigatori erano convinti che Maniscalco avesse avuto la collaborazione di qualcuno: non era infatti credibile che, da solo, avesse ridotto in pezzi, trasportato e carbonizzato il cadavere della povera Concetta.
I suoi stretti legami con i Caltagirone, insieme ai quali lavorava come manovale per la raccolta e lo smaltimento di rifiuti ferrosi, avevano indirizzato i sospetti su questi ultimi, già sentiti nelle primissime battute dell’indagine: continui accertamenti e incroci dei fatti emersi con le informazioni prese dai vicini di casa e dall’analisi dei tabulati dei loro telefoni cellulari, insieme al fondamentale apporto dell’avvocato della vittima, Maria Grazia Messeri, hanno stretto le maglie intorno ai due.
I carabinieri, in perquisizioni effettuate a casa dei due, hanno anche trovate delle taniche uguali a quelle rinvenute nel luogo del ritrovamento dei resti di Concetta, ed infine alcune immagini sacre anch’esse uguali a quelle trovate intorno alla vittima, che però, insieme al marito, professava la religione evangelica.
Infine, i carabinieri hanno trovato riscontro ai sospetti in numerosi altri ritrovamenti e riscontri con i tabulati telefonici, e anche in alcune intercettazioni ambientali fatte sulla fiat 600 dei Caltagirone, in cui si potrebbero ascoltare i due parlare dei timori relativi alle possibili imputazioni derivanti dal loro coinvolgimento nella vicenda e la certezza di venirne coinvolti: avevano persino concordato la versione da riferire se interrogati.
Antonino Caltagirone è stato adesso condotto presso il carcere dell’Ucciardone, mentre il padre è agli arresti domiciliari.