Monreale, 7 Ottobre. Dopo il consiglio comunale del 2 Ottobre scorso, e lo spazio dato nello stesso alla protesta dei lavoratori delle Autolinee Giordano, i diretti interessati tornano a precisare la loro posizione.
In particolare, gli stessi si dicono molto delusi ed amareggiati per il comportamento della classe politica dirigente monrealese, da cui si sarebbero aspettati risposte concrete.
“Le nostre dichiarazioni”, riferisce un gruppo di autisti che parla di concerto con tutti i dipendenti delle autolinee Giordano, “non sono dettate né da scopi politici, né da altri poteri: noi siamo guidati dal bisogno, concreto e reale, delle nostre famiglie.
Vogliamo bene all’azienda, e lo abbiamo dimostrato non solo in questi mesi, ma in tutti gli anni, cooperando volontariamente ed attivamente, fin dagli anni ’90, anche alla costruzione ed alla manutenzione delle infrastrutture che oggi accolgono la stessa.
Condividiamo tutto quello che è stato detto in consiglio comunale, e ringraziamo i consiglieri intervenuti e quelli che hanno espresso solidarietà.”
Fin qui, le dichiarazioni sottolineano i risultati positivi della loro protesta: continuando, però, emergono le criticità non ancora risolte.
“Siamo rimasti delusi, però, dalle risposte avute dal primo cittadino. Il consiglio comunale, infatti, è riuscito a trattare, anche forzando il suo usuale svolgimento, il tema legato alla nostra situazione. A quel punto, abbiamo chiesto al Sindaco, quasi supplicandolo, di fare una telefonata di cortesia alle Autolinee, chiedendo alle stesse di sforzarsi per versarci almeno 2 o 3 mensilità. La nostra condizione è infatti disperata: ci serve un po’ di ossigeno!
Perché il Sindaco non ha voluto fare questa telefonata? Siamo delusi ed amareggiati: una semplice telefonata avrebbe reso l’atto formale del consiglio comunale un gesto concreto.”
E ancora, i lavoratori continuano rendendo note le prossime azioni che effettueranno, e le loro motivazioni: “A questo punto, per una questione psicologica e per la sicurezza nostra e dei passeggeri, nei prossimi giorni, con lettera d’accompagnamento, consegneremo le nostre patenti di guida in prefettura, e per conoscenza ai carabinieri, poiché non possiamo continuare a guidare pensando a come fare per trovare di che sfamare le nostre famiglie.
Non possiamo mangiare solidarietà!”
In chiusura, i dipendenti hanno tenuto a fare alcune precisazioni anche sulle dichiarazioni rese dall’azienda stessa, ed in particolare dal Direttore d’esercizio Loredana Giordano, al nostro giornale:
“Non possiamo fare a meno di replicare a quanto detto dal direttore d’esercizio nei giorni scorsi.
Per ciò che riguarda i contributi che l’azienda versa ai lavoratori, pensiamo che questa non sia una cortesia o un’agevolazione nei nostri confronti, ma come Lei stessa ha affermato, è qualcosa che impone la la legge, e quindi, un problema che riguarda la ditta e la legge.
Noi avremmo preferito che non venissero pagati i contributi, dando più valore, invece, alla dignità dell’uomo e del lavoratore.
La situazione attuale, invero, si ripete da circa un ventennio, solo per citare l’ultimo esempio, nel 2012, per ottenere il diritto costituzionalmente garantito alla retribuzione, siamo stati costretti a sospendere il servizio per 16 giorni, perdendo circa 1.000 euro di retribuzione più i contributi: qualcosa quindi, la perdiamo!
Invitiamo la signora Loredana Giordano, a tal proposito, a prendere visione della busta paga relativa al Novembre 2012.
Pensiamo invece che l’azienda abbia risparmiato qualcosa, e che continuerà a risparmiarla dato che andiamo verso una nuova sospensione del servizio.
Risparmierà in gasolio, risparmierà in tagliandi per i mezzi, risparmierà in contributi per le giornate di lavoro perse e che perderemo, e infine noi andremo incontro al rischio di essere precettati.
Concludiamo rimarcando che questa e una risposta al direttore d’esercizio e null’altro.
Chiediamo scusa ai cittadini e a tutte le persone che giornalmente usufruiscono del servizio, ma come si è ben capito, nessuno degli organi competenti ha fatto nulla per evitare la nostra protesta.”