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Monreale, la Cenerentola del patrimonio UNESCO

Non avevo mai visto Ragusa, Siracusa, Modica e Noto. Ecco perché non avevo mai capito cosa mancasse a Monreale. Bisogna andare in queste meravigliose città barocche per capire cosa significa essere dei siti patrimonio dell’Unesco. Non basta un cartello messo all’inizio della città.

Non è sufficiente vantare questo riconoscimento su un sito. Il progetto  di inserire “Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale” nel World Heritage Unesco, è ambizioso per una città come la “nostra”. Perlomeno è una sfida che si può vincere o perdere. Allo stato attuale gli scommettitori potrebbero facilmente avere buon gioco puntando sulla sconfitta. Diventare parte del prezioso patrimonio mondiale significa essere all’altezza. Pena: lo sberleffo dei turisti.

Per capire ciò che scrivo basta trascorrere una giornata a Ragusa. Ad accoglierti all’ingresso della città c’è un ufficio turistico aperto fino a tarda sera che offre una radioguida per visitare il centro storico con tanto di mappa alla mano. Ed è proprio in quel momento, mentre chiedi informazioni, che vorresti gettare la bottiglietta d’acqua, magari nel contenitore giusto. Nessun problema. Ad ogni angolo ci sono una serie di contenitori della raccolta differenziata. Una passeggiata alla villa, il giardino ibleo costruito nel 1858, chiarirà meglio le idee: il parco è aperto fino a tarda serata, in ordine, con un hotel–ristorante all’interno. Ma la ciliegina sulla torta è quel trenino per piccoli e grandi che fino all’una di notte accompagna i turisti per le vie della città fornendo informazioni storiche. Se non bastasse questo, c’è da stupirsi nel vedere la navetta bus che dopo le 24 fa un servizio tra Ragusa e Ibla. Un’eccezione?  

La tappa a Noto, conferma che Unesco significa aprire le porte ai turisti, non intralciare il loro cammino. Nella “capitale del Barocco” c’è persino “Noto in bici” un servizio pubblico e automatico di noleggio in condivisione di biciclette. Il servizio consiste nel prelievo di una bicicletta in un punto di distribuzione e nel successivo deposito in un punto anche differente da quello di prelievo. L’utente è abilitato all’uso iscrivendosi attraverso la compilazione di un modulo online.

Non parliamo ovviamente di Siracusa e del patrimonio di Ortigia che offre persino ai turisti la possibilità di inviare un selfie-cartolina via posta elettronica agli amici: un modo originale per veicolare l’immagine della città che, a parte la questione parcheggi, risulta all’altezza del riconoscimento.

E a Monreale? Provate a fare i turisti per un giorno. Ad arrivare da Palermo e a trovare l’ufficio turistico. Non c’è una sola freccia che lo segnala. Una volta individuato, dovrete essere arrivati negli orari d’ufficio, chiaramente. Così per la Cattedrale: il “gioiello” di questa nostra splendida città resta chiuso nelle ore in cui i turisti arrivano in città. Li vedi, seduti sul sagrato della chiesa, aspettare, pazientare. Inutile pensare di andare alla villa comunale per passare qualche ora. Restano cinque-sei panchine: bisognare fare a gara per catturare un posto. Un tempo era il belvedere ora sarebbe meglio non mostrarla ai turisti!

Inutile pensare di trascorrere una serata a Monreale: per tornare a Palermo bisogna affidarsi ai taxi. E poi, perché restare in una città, dove di là di qualche timido tentativo dei ristoratori, non vi è un’attrazione musicale, teatrale, artistica?

Se Monreale vuole veramente diventare parte del patrimonio dell’Unesco deve svegliarsi. Deve mostrare il suo orgoglio. Uscire dal provincialismo che l’ha trasformata nella Cenerentola siciliana. Mostrare con fierezza il suo tesoro, accogliendo il turista, “catturandolo”, viziandolo. Non abbiamo più tempo da perdere. Serve un grande sforzo amministrativo e dell’intera cittadinanza. Altrimenti potremo fare pure a meno di diventare patrimonio dell’Unesco. Potrebbe essere un boomerang. 

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