Monreale, 12 Agosto. Morire per un’operazione al femore, è ancora possibile ai nostri giorni?
La risposta a questa domanda, è ovvio dovrebbe essere no. Ma purtroppo non è così, ed il caso di Salvatore Campanella, monrealese ricoverato la settimana scorsa presso l’azienda ospedaliera “Policlinico Paolo Giaccone” di Palermo ne è testimonianza.
I fatti. Salvatore Campanella, novantenne monrealese, viene trasferito, la settimana scorsa, dalla casa di cure “Orestano” all’azienda ospedaliera, per sottoporsi ad un intervento al femore in una struttura provvista di sala rianimazione.
Venerdì si svolge l’intervento, a quanto riferiscono i familiari, con risultati favorevoli.
Nel primo pomeriggio, la visita del medico che controlla lo stato del paziente. I familiari raccontano che, già in quell’occasione, il loro genitore appariva debilitato, con chiari segni di peggioramento generale, e che la situazione era stata riferita al medico che effettuava la visita.
Da quel momento in poi, però, nessuna altra visita viene effettuata, nonostante i sempre più ripetuti e pressanti solleciti dei familiari, fino al mattino successivo, quando però le condizioni del Signor Campanella appaiono ormai gravissime, fino a portare al suo decesso.
Una storia che si racconta in poche righe, ma che nasconde al suo interno domande irrisolte, che lasciano riflettere.
È lo stesso Vincenzo Campanella, figlio della vittima, a porle:
“Ho vissuto sulla mia pelle cosa significa essere abbandonati a se stessi. Non si può morire perché si è stati abbandonati. Avrei ringraziato i medici se fosse sopravvenuta una complicazione e loro avessero fatto di tutto per salvare mio padre, ma così non è stato. Proviamo profondo dolore per la scomparsa di mio padre, un uomo semplice e ben voluto da tutti”.
I familiari, seguiti dal legale Aldo Caruso, hanno adesso sporto denuncia ai carabinieri, e, nel raccontare la vicenda, non accusano nessuno, semplicemente chiedono che la magistratura faccia luce sull’accaduto, perché non è possibile che si continui a morire “per abbandono”, in un luogo deputato proprio alla cura delle persone che ne hanno bisogno.
Si, perché “ospedale”, questo vuol dire: è il luogo in cui si offre ospitalità, rifugio e riparo.