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Le Moire e Cosa Nostra: quando i Capi mafia hanno santi in paradiso

Il modus operandi di Madonia non era approvato da Libranti né da Domenico Billeci, tanto meno da Melino La Ciura; i tre, infatti, pensavano che il parrucchiere facesse troppo “di testa sua”.

Così per ben due volte, racconta il pentito Giuseppe Micalizzi, è stato organizzato un attentato al Capo mafia di Monreale.

Se la criminalità nostrana è famosa per la sua elevata capacità organizzativa che la rende quasi invidiabile e che ha influito nell’immaginario collettivo a idealizzarla come infallibile,  i due tentati omicidi rimettono nelle mani del fato la possibilità di decidere anche per i più impeccabili.

Le tre Moire non erano d’accordo, né al primo tentativo di attentato, quando La Ciura fece marcia indietro per timore che i Carabinieri potessero risalire, mediante la prova del luminol, al proprietario della casa in cui la sorte di Madonia stava per essere deliberata, né al secondo tentato d’omicidio, quando tutto era già pronto ma scappò un colpo di fucile mentre stava per essere chiuso: questo colpì il tavolo da cucina e sfiorò il pentito Micalizzi.

Tale evento venne letto come un cattivo presagio e anche questa volta il verdetto di morte decadde.

Non vi è dubbio che Madonia abbia i suoi santi in paradiso.

Delle sorti di Farnese, invece, imprenditore che si occupa del movimento terra a Pioppo, l’attrito con Libranti non ha mai trapassato l’invettiva verbale.

 

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