LO SCENDILETTA

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 Sono io, l’Enrico Letta,
il gran compito mi spetta
di salvare la nazione 
da un’acuta depressione.
Sono diventato il perno
di un ridicolo governo.
Or vi dico per durare,
cosa devo sopportare.
Quando m’alzo la mattina
un vasetto di cacchina,
poi a pranzo accendo un cero
e m’ingoio un rospo intero.
Vado a spasso con Rotondi,
gioco a dama assieme a Bondi.
Tre frustate sulla schiena,
bevo aceto e mangio avena.
Per salvare l’ Angelino,
metto il fango nel catino
e ci tuffo la mia faccia.
Sembra quasi che mi piaccia
tutto questo masochismo,
ma la spinta è il patriottismo. 
Non c’è inganno, non c’è arcano:
sempre son democristiano.

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