MONREALE – Mai come adesso l’umanità intera vorrebbe voltare pagina o risvegliarsi da questo terribile incubo che è la realtà. Nessuno di noi avrebbe potuto immaginare di dover vivere una pandemia o una guerra. Si rimane un po’ increduli anche a parlarne ma è la realtà. E come qualsiasi realtà va affrontata.
Si giunge ad un punto nella vita, come succede quotidianamente ad ognuno di noi, in cui capita di toccare il fondo. Il mondo adesso più che mai lo sta toccando, lo sta lentamente attraversando.
Perciò, ciascuno di noi, si interroghi.
Se la realtà riflette le nostre azioni, forse dovremmo singolarmente interrogarci su cosa abbiamo sbagliato ed “aggiustare” il nostro comportamento.
Del resto la realtà mondiale non è altro che il risultato di tante singole realtà. Quelle statali, quelle regionali, locali, individuali, personali. Si ha la tendenza a guardare sempre “più in là”, ma spesso ci si dimentica o si sottovaluta l’importanza di ogni singola nostra azione. Un’umanità distratta è un’umanità che inconsciamente distrugge se stessa.
Giorno 7 marzo alle ore 21, a Monreale, è previsto un momento di preghiera e di profonda riflessione sulla pace. Sul punto abbiamo ascoltato l’Arcivescovo di Monreale, Mons. Michele Pennisi.
D. Mons. Pennisi, non si è mai consapevoli dei drammi che circondano la vita fino a che non ci riguardano da vicino.
Dall’ultimo dopo guerra in Italia e in Europa non ci sono state guerre che hanno interessato il nostro territorio, anche se i venti di guerra hanno soffiato durante la crisi di Cuba, durante la minaccia di guerra da parte della Libia quando a Comiso c’erano i missili, nella guerra nella ex Jugoslavia ed in altre occasioni. Ma nel mondo ci sono state tante guerre delle quali molte non dichiarate che continuano ancora come nello Yemen, in Siria, in Etiopia. Abbiamo data per scontata la pace anche se l’Italia e i paesi dell’Occidente hanno continuato a produrre e a vendere armi alle varie parti in conflitto. Per molti giovani la guerra non è mai stata un ricordo e oggi si fa difficoltà a pensare alla possibilità di una guerra che possa coinvolgerci.
D. Come si concilia questo periodo drammatico che il mondo intero sta attraversando all’interno di un momento religioso così importante come quello della Quaresima? L’uomo si è smarrito? Come può ritornare sulla retta via?
La Quaresima di quest’anno porta con sé tante speranze insieme a tante incertezze e sofferenze, legate ancora alla pandemia e alle sue conseguenze in campo psicologico, sociale e religioso che stiamo sperimentando da circa due anni. A queste si aggiungono i drammi della guerra in Ucraina e in altri paesi e le molteplici povertà vecchie e nuove. La Quaresima ci ricorda la nostra fragilità dipersone che come dice la liturgia delle Ceneri ”siamo cenere e in cenere ritorneremo”. La Quaresima ci invita a ritornare sulla retta via attraverso un cambiamento di mentalità che ci aiuti a mettere al primo posto Dio attraverso la preghiera, a farci solidali con il digiuno a tanti nostri fratelli e sorelle che soffrono per la fame e per tante privazioni attraverso il digiuno. Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza. La gente comune che paga sulla propria pelle le follie della guerra è la vera vittima. Pensiamo agli anziani, a quanti in queste ore cercano rifugio, alle mamme in fuga con i loro bambini e siamo chiamati ad aprirci alla solidarietà e all’accoglienza nei confronti dei profughi ucraini.
D. Quali sono i presupposti della pace? Ma soprattutto cos’è la Pace?
Oggi c’è nella Chiesa una diffusa coscienza che la guerra è un male che bisogna cercare di evitare in tutti i modi e che non la si può considerare affatto come qualcosa di inevitabile e di normale nel rapporto tra gli Stati e i popoli. San Giovanni XXIII pubblicò l’enciclica Pacem in terris con cui diceva che la pace poggia idealmente su quattro colonne: la verità, la giustizia, l’amore e la libertà.
Quando c’è una guerra come quella che in questo momento c’è in Ucraina, queste colonne crollano. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male.
Domenica scorsa papa Francesco ha ha detto: Chi fa la guerra dimentica l’umanità.
Non parte dalla gente, non guarda alla vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto interessi di parte e di potere. Si affida alla logica diabolica e perversa delle armi, che è la più lontana dalla volontà di Dio. E si distanzia dalla gente comune, che vuole la pace, e che in ogni conflitto è la vera vittima, che paga sulla propria pelle le follie della guerra. Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza. Perché chi ama la pace, come recita la Costituzione Italiana, «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» (Art. 11).
La Chiesa invocando la diffusione di una cultura di pace oggi si fa portavoce di un desiderio di pace comune a tutta l’umanità. La pace è insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso. Tutti possiamo collaborare a edificare un mondo più pacifico: a partire dal proprio cuore e dalle relazioni in famiglia, nella società e con l’ambiente, fino ai rapporti fra i popoli e fra gli Stati.
D. Cosa si sente di dire ai cittadini monrealesi?
Per la costruzione di una pace duratura bisogna favorire il dialogo tra le generazioni, quale base per la realizzazione di progetti condivisi; puntare sul l’educazione, come fattore di libertà, responsabilità e sviluppo. Auspico che a Monreale siano sempre più numerosi coloro che, senza far rumore, con umiltà e tenacia, si fanno giorno per giorno artigiani di pace. Invito i Monrealesi oltre a partecipare alle varie veglie di preghiera e manifestazioni per la pace ad impegnarsi a venire incontro con generosità ai bisogni delle vittime della guerra in Ucraina e ad accogliere i profughi costretti a scappare da quel Paese.