Dal tardo pomeriggio di venerdì mi piace immaginare una troupe televisiva in giro in centro a Monreale – ma lo si potrebbe fare in qualunque città – che chiede ai ragazzi se sanno chi sia Paola Egonu e cosa le stia accadendo.
Giusto riassumere brevemente: Questa ventitreenne nata a Cittadella (PD) è la più prolifica attaccante della Nazionale Italiana di Pallavolo femminile che ieri pomeriggio ha conquistato l’ennesimo trofeo aggiudicandosi la medaglia di bronzo mondiale. E’ di colore come altre due della stessa nazionale, una delle quali, Miriam Sylla, essendo cresciuta nel capoluogo siciliano, si considera palermitana d’adozione.
In attesa che si celebrasse la premiazione, la Egonu è stata “intercettata” in un video che riprende il suo sfogo con uno dei responsabili della Nazionale con il quale esprime tutto il suo disagio riassunto nella affermazione “…continuano a chiedermi se sono italiana…”, segue un dichiarato intendimento di sospendere almeno per un pò la sua partecipazione alle gare della squadra azzurra.
La notizia ieri sera è passata nei Tg e quest’oggi sulle prime pagine di quasi tutti i giornali (fanno eccezione Libero e Il Fatto Quotidiano ma non mi meraviglio di nessuno dei due) e questo, aldilà di quanto hanno ritenuto di scriverne, dimostra quanto attuale, quasi drammaticamente tale, sia la notizia che spero venga al più presto smentita dalla diretta interessata che potrà, sull’onda enorme della solidarietà diffusa in suo favore via social, riconsiderare la sua decisione.
Ma mi è venuto spontaneo chiedermi se quei giovani che di pomeriggio saranno sacrosantemente in giro per il centro conoscano la vicenda e, se la conoscono, che impressione ha fatto loro.
Non indugerò nel sottolineare quanto questa notizia, giusto in questi giorni, sia il termometro di quanto, stiamo per esser testimoni, accade nel nostro Paese, non fosse altro per non alimentare qualche sterile (ma userei altri aggettivi meno riguardosi) polemica come quelle che hanno provocato l’annullamento del flash mob pro donne iraniane che avrebbe dovuto svolgersi proprio questa domenica a Monreale. Non posso tuttavia dimenticare il “profilo” di chi poche ore fa è stato eletto a ricoprire la terza carica dello Stato. Uno che ha usato frasi, solo per citarne una sola, del tipo: “Vogliamo famiglie normali tutte le altre schifezze non ci interessano…”.
Coltivo il timore che quelli a cui mi piacerebbe fosse rivolta la domanda sopra non conoscano la Egonu e neppure la vicenda, a meno che non siano incappati in qualche post sull’argomento e abbiano deciso di approfondire un minimo.
Ma il problema che pavento ovviamente é se siano e in che misura consapevoli di quanto di grave sottende all’episodio. Come e se si sia, in modo diffuso ma specie tra i giovani, consapevoli di quanto oltraggiosa sia l’aggressione subita da quella ragazza straordinaria, ma in quale modo vivono e giudicano quanto accaduto. Se magari (magari!) domani ne parleranno in classe insieme a qualche compagno/a di colore che hanno sempre considerato loro concittadino/a.
Si meravigliano come me che si assista a un episodio come questo nel ventunesimo secolo? In Europa? In Italia?
Se capiterà, me lo auguro, che alcuni ragazzi/e leggeranno queste righe, li invito a proporre l’argomento in classe o al circolo, al consesso di coetanei che frequentano; non potrà che venir loro un arricchimento, comunque la pensino. Perché il loro futuro dipende da loro stessi e saranno loro con i loro comportamenti a decidere in quale tipo di consesso più o meno civile si troveranno a vivere.
Uno scadimento culturale apre sempre, e la storia è piena di esempi in tal senso, periodi tremendi a tutte le latitudini. Gli egoismi anche di basso profilo, persino le religioni tutte nessuna esclusa, hanno nei secoli, ma ancora oggi, perpetrato misfatti inenarrabili in nome del giusto verbo.
Auspico naturalmente che chi tra genitori, zii, nonni potrà e vorrà, sappia affrontare l’argomento con figli e nipoti, ma mi auguro oltre ogni misura che i Dirigenti Scolastici e Professori e Professoresse abbiano ferma volontà di “approfittare” di un episodio nato in ambito sportivo di alto livello e quindi accattivante – basterà far guardare ai ragazzi/e un video di qualche scorcio di partita di quelle favolose ragazze per suscitare, ne sono certo, enorme curiosità – per aprire un confronto sull’argomento in senso lato.
Dimenticavo che la ragazza durante quel video dice di aver pianto durante l’inno italiano, ma consola apprendere in queste ore che persino il Pres. Draghi l’ha chiamata per esprimerle la sua solidarietà e la sua vicinanza.
Mi si perdonerà la citazione fuori luogo e un pò “blasfema” ma vorrei che “Se Questo è Un Uomo” continuasse a essere una lettura per diffondere consapevolezza a cominciare dalle scuole.