sanità

Ruggeri: “RSA sicure, ma necessita adeguare le rette per le prestazioni erogate, siamo fermi al 1999, la politica intervenga”

“Difficile reperire infermieri nelle RSA, opportuno eliminare il numero chiuso all’università”

By Luigi Gullo

June 07, 2022

Il 31 maggio a Montecitorio si è parlato di Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e di presunti abusi al loro interno. La questione è stata sollevata dall’interrogazione parlamentare presentata dal Deputato Davide Aiello del Movimento 5 Stelle, e rivolta al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell’interno, al Ministro della salute.

Aiello ha sollevato una serie di dubbi sulla gestione di diverse RSA, dove – dichiara – “è stato registrato un numero altissimo di decessi da COVID-19”.

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Ha inoltre denunciato il carico di lavoro troppo pesante per gli operatori delle strutture, costretti a gestire troppi ospiti, per la cronica carenza di figure infermieristiche. “Si parla di un solo operatore socio-sanitario per reparto, composto in media da 18 degenti, e di due infermieri per cinque reparti, con circa 87 degenti in totale presenti nella struttura”, tuonava il deputato pentastellato, facendo riferimento ad una struttura palermitana. 

Il personale, in alcune strutture – si legge nell’interrogazione parlamentare – avrebbe un arretrato stipendiale anche di 10 mesi. Come nella “RSA Bonifato di Alcamo (Trapani)”, il cui presidente è il monrealese Francesco Ruggeri, che è pure il presidente della Sezione del comparto strutture socio-sanitarie di Confindustria Sicilia.

“Il Deputato Aiello ha sollevato una serie di problematiche che meritano però una puntuale analisi – risponde Ruggeri -. Intanto bisogna smentire che le strutture del Meridione abbiano registrato alte percentuali di decessi da Covid. A me risulta il contrario. A titolo di esempio, nelle due strutture che dirigo, alla Molara, nel comune di Palermo, e a Monte Bonifato, nel comune di Alcamo, non abbiamo registrato nessun decesso da Covid. In realtà siamo anni luce distanti dalla situazione che è stata vissuta in Lombardia e che tutti tristemente ricordiamo. Ma non solo. È vero invece che tante strutture si sono blindate, per tenere fuori il virus. Non solo sono state vietate le visite dei parenti, ma non sono stati consentiti ingressi di nuovi ospiti, anche quando si liberavano dei posti in seguito a dimissioni. Proprio per salvaguardare i pazienti, e a discapito degli introiti delle strutture”.

Ruggeri spiega come su un punto Aiello abbia certamente ragione, e riguarda la cronica mancanza di infermieri che, durante la pandemia, sono stati assorbiti dagli enti pubblici. “Hanno preferito il pubblico al privato. Sebbene in alcune RSA, pur di incentivarli a rimanere, vengano pagati anche 3.000 € al mese e anche più. Uno stipendio superiore a quello offerto in ospedale. Denunciamo da tempo la difficoltà a reperire il personale infermieristico, al quale applichiamo, per la maggior parte della RSA, il contratto UNEBA.

E stiamo lavorando per trovare una soluzione. Intanto stiamo chiedendo a tutti gli associati in Sicilia di comunicarci la carenza di personale infermieristico così da avere un quadro più completo. La nostra intenzione è poi quella di trovare una soluzione di concerto con alcuni ambasciatori esteri per provare a richiamare infermieri da altri paesi. Chiaramente sarà necessario fare un passaggio con il Ministero della Salute per cercare di fare riconoscere il loro titolo professionale di infermiere anche in Italia, così da poterli assumere. Ma su questo aspetto la politica, più che denunciare, dovrebbe cercare di proporre soluzioni. Abbiamo più volte sottolineato la mancanza di interventi nel settore, abbiamo fatto appelli al Ministero della Salute e al Presidente Draghi, ma non abbiamo ottenuto alcuna risposta se non il solo superamento del vincolo di esclusività per gli infermieri che lavorano negli ospedali pubblici, al di fuori dell’orario di servizio e per un totale di 4 ore settimanali, solo ed esclusivamente per il periodo dell’emergenza pandemica”.

“A mio avviso – prosegue Ruggeri – più che di parlare di mancanza di infermieri professionali, sarebbe opportuno eliminare il numero chiuso dalle università degli studi per dare la possibilità a più studenti e allievi di potersi specializzare in scienze infermieristiche. Lo stesso dicasi per i medici. Potrebbe essere la soluzione più appropriata per risolvere i problemi nei prossimi anni. Questa è una proposta che come Confindustria Sicilia abbiamo presentato più volte.

Per quando riguarda la struttura Bonifato di Alcamo, è vero che c’è stato un ritardo nel versamento degli stupendi. Ma si è verificato solo nel 2019, in seguito ai ritardi cronici dei pagamenti da parte dell’ASP. Poi la situazione si è normalizzata, e da allora gli stipendi vengono erogati regolarmente”.

Ruggeri, se si è dichiarato disponibile come Confindustria Sicilia a rivedere i contratti dei dipendenti, lamenta che lo stato dovrebbe rivedere in maniera direttamente proporzionale anche le relative rette per le prestazioni erogate, che sono ferme al lontano 1999. “Sono d’accordo ad equiparare i contratti privati a quelli pubblici, con una riqualificazione del personale, ma è necessario un intervento normativo. Se non si procede ad una rivisitazione delle rette per le prestazioni erogate dalle RSA, queste non possono riuscire a sostenere le spese di gestione. Basti pensare che in più di 20 anni non è stato applicato neanche l’adeguamento ISTAT”.

Altro tema toccato da Aiello nel corso dell’interrogazione ai ministri il potenziamento degli impianti di videosorveglianza.

“Anche sulla videosorveglianza attendiamo che il parlamento si esprima con una legge obbligatoria. Al momento c’è solo un accordo stato-regioni, manca il decreto attuativo. Non si tratta ancora di un prerequisito indispensabile per l’accreditamento istituzionale. C’è però da dire che molte strutture si sono già adeguate e altre lo stanno facendo. È una richiesta che noi, come Confindustria Sicilia, abbiamo sostenuto in vari tavoli istituzionali”.

“Mi preme inoltre sottolineare come i casi di maltrattamento, riportati a Montecitorio dall’on. Aiello, non hanno riguardato le RSA, bensì case di riposo e una struttura di Castelbuono, ex art. 26, che si occupava di riabilitazione. E su questa vicenda Confindustria Sicilia si sta costituendo parte civile. Su questa distinzione bisogna essere precisi, per evitare di commettere l’errore di fare di tutta l’erba un fascio”.