“È venuta meno la fratellanza tra i soci, abbiamo disposto che ogni tipo di offerta elargita dai fedeli durante la processione sia rendicontata e sia fatta apposita comunicazione alla Curia, al sindaco e alle forze dell’ordine”. È l’Arcivescovo di Monreale, Mons. Michele Pennisi, nel corso di un’intervista rilasciata martedì 5 aprile a Repubblica, ad affrontare una questione delicata. Quella della raccolta di donazioni in occasione delle feste religiose che si svolgono nella grande diocesi di Monreale, che conta 24 comuni della città metropolitana di Palermo. Affermazioni pesanti, che gettano delle ombre sulla trasparenza nella passata gestione dei contributi donati da commercianti e semplici cittadini a sostegno delle feste di paese. “Purtroppo – dichiara il prelato – negli anni si è assistito alla richiesta di denaro durante riti religiosi che, senza alcuna rendicontazione certa, non si sa che fine facciano. Se siano davvero utilizzati per la processione o per altri scopi. Con la decisione presa intendiamo riportare le processioni all’interno di un percorso di lealtà e legalità”.
Il Vescovo non fa alcun riferimento specifico. Le sue dichiarazioni arrivano nel momento in cui la Conferenza Episcopale Siciliana ha dato il nulla osta alle processioni, e a Monreale fervono i preparativi per l’organizzazione della festa più importante del paese, quella del SS. Crocifisso del 3 maggio.
Domenica i confrati della Confraternita si riuniranno alle 1630 all’interno della Collegiata per discutere sull’organizzazione della processione e dei momenti religiosi che la precederanno.
L’amministrazione comunale e il comitato dei festeggiamenti dovranno decidere, dopo due anni di pausa, se organizzare una festa ricca, rispondendo alle legittime attese dei monrealesi, o se invece adottare uno stile più sobrio, per rispetto alle vittime dei bombardamenti e della sofferenza che dilaga in Ucraina.
Da parte sua, l’arcivescovo di Palermo, Mons. Carmelo Lorefice, ha dettato le sue condizioni per le feste religiose del capoluogo. Una sola banda musicale al seguito del Cristo morto portato in spalla dai fedeli, e soprattutto niente fuochi d’artificio. Lorefice ha stabilito che le somme risparmiate vengano devolute in aiuti per i fratelli ucraini. Insomma, più fede e meno folklore.