News

Valter Mainetti, la Veduta di Campo Vaccino a Roma di Antonio Joli

By Redazione

March 16, 2022

L’importante impegno della Fondazione Sorgente Group, creata dall’imprenditore, investitore, collezionista e amante dell’arte Valter Mainetti insieme alla moglie Paola, ci sta donando la possibilità di riscoprire l’arte italiana che ha fatto la storia e che, magari nel tempo, è stata dimenticata. Così, un certosino lavoro di restauro, recupero e investimento etico, ci regala una nuova prospettiva su un’opera che racconta la cultura di un’epoca, permettendoci di notare le differenze tra l’oggi e la vita della prima metà del ‘700: scopriamo il capolavoro di Veduta di Campo Vaccino a Roma di Antonio Joli.

Veduta di Campo Vaccino a Roma, chi era Antonio Joli

Nato a Modena nei primi del 1700, Joli si è formato nella bottega del pittore Raffaello Rinaldi. Ha poi studiato a Roma, dove per cinque anni ha frequentato il piacentino Pannini. Sin da giovane interessato alla sceneggiatura e alla rappresentazione di rovine, sviluppò una pittura di veduta obiettiva e molto razionale. Le sue rappresentazioni delle scene urbane sembrano aver risentito della collaborazione con il futurista Diziani, portando nella sua pittura bordi taglienti, linee decise, cromie algide e proiezioni verso l’altro. 

Arrivato in Spagna nel 1750 ha modificato le sue vedute, caratterizzandole con un taglio molto più ampio tanto da sembrare quasi create col grandangolo. Antonio Joli, diventato habitué in molte corti europee, ha espresso il massimo del suo talento di scenografo in Inghilterra, dove ha lavorato per il King’s Theatre dimostrando la sua sapienza prospettica oltre all’impareggiabile capacità di gestire la luce e i piani di scena.

Veduta di Campo Vaccino a Roma nella collezione di Valter Mainetti

Con Campo Vaccino a Roma siamo di fronte a un’opera molto significativa, un quadro che è una fotografia della cultura di un’epoca. La veduta di Campo Vaccino racconta uno dei luoghi più celebri del mondo nella fruizione culturale di alto livello e del turismo di facile livello tipico del Settecento, ma anche della vita quotidiana. Un fermo immagine della realtà del 1750 circa (la data esatta di produzione di questo dipinto non è chiara, purtroppo, ma pare essere stato eseguito con materiali databili intorno agli anni 40 di quel secolo).

Antonio Joli, morto nel 1777 dopo una carriera gloriosa, intensissima e internazionale che l’ha portato in giro per l’Europa e lo ha messo in contatto con committenti di primissimo piano, ha dimostrato anche in questo quadro di essere uno dei più grandi pittori, scenografi e apparatori di eventi del suo tempo. Il quadro in questione mette in risalto proprio la tradizione vedutistica di inizio del Settecento che aveva raggiunto livelli eccelsi, esprimendosi attraverso le personalità come Canaletto e Bellotto e che, grazie alla collezione di Valter Mainetti e all’impegno profuso nell’arte, possiamo oggi ammirare e scoprire mediante la serie Dieci Capolavori della Fondazione Sorgente Group in cinque secoli.

Veduta di Campo Vaccino a Roma, una testimonianza su tela

Nell’omaggio a Campo Vaccino possiamo osservare, in primo piano, una penombra in cui si muovono i personaggi che sembrano entrare in scena. Poi, di colpo, uno stacco e una luce limpida, delicata e tenera che invade l’inquadratura e guida lo sguardo verso il Colosseo. Ci troviamo nel Campo Vaccino, il luogo mitico per antonomasia dell’antica Roma, vissuta nella quotidianità. La zona si chiama così perché vi si teneva il mercato delle vacche, non particolarmente rappresentato nel quadro perché il soggetto più visibile è un pastore che gira con le sue pecore. Viene comunque raccontato accuratamente uno spazio in cui si svolgevano attività agricole, dove la vita moderna veniva vissuta in uno spazio antico senza avvertire contraddizioni: una particolarità ancora oggi valida dato che nel Campo Vaccino ci si trovano i turisti, gli studiosi, tante persone di passaggio che attraversano oggi i gloriosi resti dell’antichità. 

La tecnica di pittura che possiamo osservare nel quadro di Joli proviene dall’esperienza in Inghilterra, dove ha prodotto tantissime opere in larga parte perdute. Possiamo ammirare l’arte della spiritualità e della concettualità di questo grande pittore, a lungo dimenticato ma riscoperto negli ultimi decenni grazie a nuovi studi e ricerche

La sua figura è ormai restituita a quella grandezza e a quella dignità che gli compete. Il dipinto, in mano alla Fondazione Sorgente Group, è davvero da annoverare tra le grandi testimonianze di una rigogliosa stagione dell’arte nell’Europa del 700 che è stata nata da un insieme di amore per lo spettacolo, per la vita, per la cultura e per la bellezza delle strutture prospettiche dipinte che diventano rappresentazione di una realtà sempre mantenuta nella dimensione del sogno, del desiderio di una bellezza che è vicinissima a noi, ma è anche collocata nel flusso remoto del tempo che accompagna tutte le generazioni.