Non solo luce e gas, anche i prezzi dei carburanti da domenica scorsa sono aumentati vertiginosamente. Il prezzo della benzina al litro vola oltre i due euro e così molti automobilisti preferiscono muoversi a piedi. Difficoltà anche per i lavoratori costretti a spendere cifre elevatissime. Una vera e propria crisi economica sta per prendere nuovamente piede in Italia, questa volta segnata dagli scontri tra Ucraina e Russia, quest’ultima fornitrice di gas in Italia e in gran parte d’Europa.
Secondo la rilevazione del Mite, in una settimana il prezzo della benzina ha fatto un Balzo di 8 centesimi, a 1,95 euro al litro in media tra il 28 febbraio e il 6 marzo scorso, rispetto a 1,87 euro al litro della settimana precedente. Schizzato anche il costo del gasolio auto che ha subito anch’esso un rincaro di 8 centesimi portandosi a 1,82 euro al litro rispetto a 1,74 euro della settimana tra il 21 e il 27 febbraio.
Secondo una simulazione condotta dal sito Facile.it gli italiani nei primi mesi del 2022 hanno speso quasi 50 euro in più per fare benzina rispetto al 2021. Chi guida una vettura alimentata a benzina, dal primo gennaio al 28 febbraio 2022 ha speso, in media, circa 275 euro, a differenza dei 228 euro dello scorso anno, invece chi ha un veicolo diesel ha speso in media 245 euro (199 euro nel 2021).
Un automobilista italiano, visti gli attuali prezzi, potrebbe spendere in un anno oltre 1.750 euro per fare il pieno a un’auto a benzina e più di 1.560 euro per fare un pieno in una vettura a diesel, vale a dire circa il 20% in più rispetto al 2021. Per questo motivo anche gli autotrasportatori negli ultimi giorni hanno protestato contro i rincari dei carburanti, alcuni di questi nei prossimi giorni continueranno a protestare: “Con il caro carburanti conviene più restare nei piazzali” – afferma in un tweet l’associazione Conftrasporto
🛑#Tir non usciranno in strada il 19 marzo. #Unatras: “Con il caro #carburanti conviene di più restare nei piazzali. E’ la nostra risposta al tergiversare del Governo”.
Comunicato stampa ⬇️https://t.co/xDxUDqTsCB@Confcommercio @Barbara64356610 @UeT1982 pic.twitter.com/0FqQI0psHb— Conftrasporto (@Conftrasporto) March 8, 2022
Per tutta la settimana anche i pescherecci delle marinerie italiane resteranno fermi agli ormeggi in segno di protesta. Chi va in mare aperto per pescare chiede al governo italiano di resistere all’impatto legato all’incremento dei prezzi dei carburanti: “il caro gasolio non permette più di sostenere l’attività di pesca e il comparto ha deciso di fermarsi” – così ha annunciato l’associazione produttori pesca sottolineando ancora una volta come i rincari stanno piegando nuovamente il commercio.
A questa situazione non resta indifferente il ministro per la transizione ecologica Cingolani, che durante la trasmissione Quarta Repubblica ha fatto il punto sulla situazione legata alle fonti energetiche alla luce del conflitto in Ucraina. “La battaglia che abbiamo adesso è sul gas – afferma -, l’Europa importa circa il 46% del gas dalla Russia, l’Italia circa il 43%, è ovvio che se ci fosse un’interruzione ci sarebbero conseguenze pesanti, questo è l’errore di essere dipendenti da un Paese”.
“Per aprile – spiega il ministro – circa la metà del gas che potremmo perdere l’abbiamo rimpiazzata con una serie di misure. Se si interrompesse l’erogazione dalla Russia per il prossimo inverno sarebbe preoccupante. Ora stiamo lavorando sull’approvvigionamento del gas, credo che nei prossimi 30 mesi dovremmo essere indipendenti. Nel 2000 producevamo un terzo del fabbisogno di gas, in questi anni abbiamo diminuito la produzione di gas, comprandola da altri e inquinando lo stesso”.