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Cosa hanno in comune gli sport estremi e il gambling?

Che cos’hanno in comune un appassionato di sport estremi e un giocatore accanito di carte? Verrebbe da rispondere nulla, dato che i primi si allenano duramente, stanno sempre all’aria aperta e affrontano sfide che potrebbero costargli la vita, mentre i secondi hanno conoscenze diverse, concentrate sulle regole, quindi sanno come si gioca a blackjack, quante carte si danno a poker e conoscono una serie di altri trucchi per spuntare il punteggio migliore. Invece una ricerca condotta dall’università di Bergen, in Norvegia, ha rivelato che coloro che appartengono a queste due categorie hanno davvero molto in comune.

Due elementi avvicinano questi mondi

Gli elementi che li avvicinano sono fondamentalmente due. Da un lato la ricerca del brivido e delle emozioni forti, dall’altro l’ossessione per le attività che permettono di provare questa sensazione. La ricerca è stata condotta dalla professoressa Helga Myrseth del dipartimento di psicologa dell’Università di Bergen insieme ad una serie di colleghi, nel tentativo di capire se ci fosse un modo di trovare una forma di “dipendenza” più salutare per i giocatori incalliti. All’inizio si è trattato di un compito assegnato ai suoi dottorandi migliori, che dovevano analizzare le caratteristiche di queste due forme di dipendenza da brivido. Poi però i risultati hanno suscitato l’interesse degli esperti norvegesi che si sono decisi ad approfondire il tema. La ricerca si è concentrata sulla pratica del paracadutismo e ha capito che i paracadutisti, appassionati dell’emozione del volo, ma anche in ottima forma fisica e psicologica per affrontare la prova, potevano diventare un punto di riferimento per aiutare i giocatori. Anche perché impulsività e caccia alle emozioni estreme sono atteggiamenti condivisi dai due gruppi. 

Il desiderio di sentirsi vivi

Secondo la psicologia, inoltre, uno degli aspetti che prevalgono negli sport “oltre il limite” è la possibilità di fare esperienze in cui sentire “di essere vivi”. Azioni che suscitano un’euforia estrema, che spesso vengono descritte con delle frasi che suonano come “stare nell’occhio del ciclone”, “sentire i brividi e la pelle d’oca”, “sentire la scossa dell’adrenalina”. Modi per percepire davvero il proprio corpo che reagisce, che risultano particolarmente importanti per coloro che magari vivono una vita tranquilla, senza eccessi, persi dentro una routine che non spaventa, ma nemmeno consente di godere a pieno dell’infinito spettro dei sentimenti umani. L’iperattivazione che si determina quando l’incolumità viene messa a rischio appare piacevole e totalizzante e questo accade quando si praticano sport rischiosi, ma anche quando si mette in gioco tutto ciò che si ha per tentare un nuovo giro di poker.

Altre ricerche confermano questa somiglianza

L’indagine condotta dagli esperti dell’università norvegese, comunque, non è affatto isolata, perché anche in California e in Australia sono stati analizzati gli effetti sulla salute mentale del paziente quando compie attività che comportano dei rischi, mettendo a confronto i giocatori con coloro che praticavano il Base Jumping, che prevede di lanciarsi da antenne, palazzi, edifici con il paracadute. Secondo gli psicologi gli appassionati di queste discipline sono disposti a rischiare la loro vita per provare l’adrenalina, allo stesso modo in cui gli appassionati del gambling mettono a repentaglio l’equilibrio della loro esistenza (non fisica ma sociale), quando esagerano con le puntate o le sfide. L’altro aspetto che accomuna queste due categorie, infine, è quello della tentazione costante di alzare la posta, che per gli sportivi significa tentare imprese sempre più impegnative, per i giocatori letteralmente puntare somme più elevate, in tornei più difficili da affrontare. Qualora si raggiunga il risultato sperato, però, per entrambi la soddisfazione è altissima, con un rilascio di endorfina, l’ormone del benessere, che davvero non ha pari in altri ambiti.

I pericoli di entrambe le passioni

Proprio come il gambling, la passione per uno sport estremo può dare dipendenza, perché chi lo pratica sente l’urgenza di farlo con frequenza, con il rischio di conseguenze negative, che per il gioco possono essere le perdite economiche cospicue, mentre per lo sport la stanchezza e l’imprecisione che portano a errori che potrebbero rivelarsi persino fatali. L’idea sarebbe dedicarsi ad entrambe le attività con moderazione, vedendole come forme di intrattenimento, da praticare di tanto in tanto. Insomma, metodi per sfuggire lo stress e la tensione e non certo attività essenziali e costanti, necessarie per il proprio benessere. Un po’ la stessa logica che si dovrebbe usare con il poker o con le slot machine, che sono giochi soddisfacenti finché non danno adito a dipendenze

Che cos’hanno in comune un appassionato di sport estremi e un giocatore accanito di carte? Verrebbe da rispondere nulla, dato che i primi si allenano duramente, stanno sempre all’aria aperta e affrontano sfide che potrebbero costargli la vita, mentre i secondi hanno conoscenze diverse, concentrate sulle regole, quindi sanno come si gioca a blackjack, quante carte si danno a poker e conoscono una serie di altri trucchi per spuntare il punteggio migliore. Invece una ricerca condotta dall’università di Bergen, in Norvegia, ha rivelato che coloro che appartengono a queste due categorie hanno davvero molto in comune.

Due elementi avvicinano questi mondi

Gli elementi che li avvicinano sono fondamentalmente due. Da un lato la ricerca del brivido e delle emozioni forti, dall’altro l’ossessione per le attività che permettono di provare questa sensazione. La ricerca è stata condotta dalla professoressa Helga Myrseth del dipartimento di psicologa dell’Università di Bergen insieme ad una serie di colleghi, nel tentativo di capire se ci fosse un modo di trovare una forma di “dipendenza” più salutare per i giocatori incalliti. All’inizio si è trattato di un compito assegnato ai suoi dottorandi migliori, che dovevano analizzare le caratteristiche di queste due forme di dipendenza da brivido. Poi però i risultati hanno suscitato l’interesse degli esperti norvegesi che si sono decisi ad approfondire il tema. La ricerca si è concentrata sulla pratica del paracadutismo e ha capito che i paracadutisti, appassionati dell’emozione del volo, ma anche in ottima forma fisica e psicologica per affrontare la prova, potevano diventare un punto di riferimento per aiutare i giocatori. Anche perché impulsività e caccia alle emozioni estreme sono atteggiamenti condivisi dai due gruppi. 

Il desiderio di sentirsi vivi

Secondo la psicologia, inoltre, uno degli aspetti che prevalgono negli sport “oltre il limite” è la possibilità di fare esperienze in cui sentire “di essere vivi”. Azioni che suscitano un’euforia estrema, che spesso vengono descritte con delle frasi che suonano come “stare nell’occhio del ciclone”, “sentire i brividi e la pelle d’oca”, “sentire la scossa dell’adrenalina”. Modi per percepire davvero il proprio corpo che reagisce, che risultano particolarmente importanti per coloro che magari vivono una vita tranquilla, senza eccessi, persi dentro una routine che non spaventa, ma nemmeno consente di godere a pieno dell’infinito spettro dei sentimenti umani. L’iperattivazione che si determina quando l’incolumità viene messa a rischio appare piacevole e totalizzante e questo accade quando si praticano sport rischiosi, ma anche quando si mette in gioco tutto ciò che si ha per tentare un nuovo giro di poker.

Altre ricerche confermano questa somiglianza

L’indagine condotta dagli esperti dell’università norvegese, comunque, non è affatto isolata, perché anche in California e in Australia sono stati analizzati gli effetti sulla salute mentale del paziente quando compie attività che comportano dei rischi, mettendo a confronto i giocatori con coloro che praticavano il Base Jumping, che prevede di lanciarsi da antenne, palazzi, edifici con il paracadute. Secondo gli psicologi gli appassionati di queste discipline sono disposti a rischiare la loro vita per provare l’adrenalina, allo stesso modo in cui gli appassionati del gambling mettono a repentaglio l’equilibrio della loro esistenza (non fisica ma sociale), quando esagerano con le puntate o le sfide. L’altro aspetto che accomuna queste due categorie, infine, è quello della tentazione costante di alzare la posta, che per gli sportivi significa tentare imprese sempre più impegnative, per i giocatori letteralmente puntare somme più elevate, in tornei più difficili da affrontare. Qualora si raggiunga il risultato sperato, però, per entrambi la soddisfazione è altissima, con un rilascio di endorfina, l’ormone del benessere, che davvero non ha pari in altri ambiti.

I pericoli di entrambe le passioni

Proprio come il gambling, la passione per uno sport estremo può dare dipendenza, perché chi lo pratica sente l’urgenza di farlo con frequenza, con il rischio di conseguenze negative, che per il gioco possono essere le perdite economiche cospicue, mentre per lo sport la stanchezza e l’imprecisione che portano a errori che potrebbero rivelarsi persino fatali. L’idea sarebbe dedicarsi ad entrambe le attività con moderazione, vedendole come forme di intrattenimento, da praticare di tanto in tanto. Insomma, metodi per sfuggire lo stress e la tensione e non certo attività essenziali e costanti, necessarie per il proprio benessere. Un po’ la stessa logica che si dovrebbe usare con il poker o con le slot machine, che sono giochi soddisfacenti finché non danno adito a dipendenze.

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