Cronaca

Palermo ricorda il poliziotto Lillo Zucchetto

Ucciso negli anni '80 dalla mafia. Collaborava alla ricerca dei latitanti

By Redazione

November 14, 2020

PALERMO – Nella giornata odierna un triste anniversario riporta alla memoria un’epoca di lutti e stragi perpetrate da mano mafiosa, durante gli anni ‘80 a Palermo.  Alla commemorazione stamani erano presenti il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, l’Assessore Regionale Roberto La Galla, il prefetto Giuseppe Forlani, il questore Leopoldo Laricchi in rappresentanza di tutte le forze militari. L’omelia funebre è stata officiata dal cappellano della questura Don Massimiliano Purpura. Era presente Giuseppe Ippolito, in rappresentanza della famiglia, perché la sorella Santina Zucchetto partecipava a una similare cerimonia a Sutera paese natale di Lillo che ricordiamo, avrebbe dovuto sposarsi due mesi dopo l’omicidio. Presente anche Biagio Cigno Presidente dell’associazione antiusura e antiracket “Liberi di lavorare di Monreale”.

La storia 

Sono le 21,30 del 1982, in via Notarbartolo all’altezza del cinema Fiamma, quasi all’incrocio con via Libertà, dopo aver cenato con un panino e una birra, Calogero Zucchetto si dirige verso la sua autovettura posteggiata nei pressi, quando è falcidiato da una scarica di colpi di pistola alla testa sparati da Pino Greco soprannominato “Scarpuzzedda” e Mario Prestifilippo. Lillo, così era chiamato dagli amici, aveva 27 anni. Si era arruolato giovanissimo in Polizia, non ancora diciottenne, lasciando il suo piccolo paese di Sutera in provincia di Caltanissetta. Dopo il corso di addestramento ad Alessandria e nove mesi a Brescia era stato trasferito a Palermo, sin da subito al comando di Nini Cassarà, di cui era uno degli uomini di fiducia, s’impegna nella sezione catturandi istituita a quel tempo per la ricerca dei numerosi latitanti appartenenti a Cosa Nostra. È tra i principali protagonisti del rapporto dei 162, chiamato così perché il fascicolo era intestato a Michele Greco+161. Grazie alla sua iniziativa investigativa, era solito frequentare i locali della movida palermitana del tempo, entrando in contatto con esponenti e personaggi del mondo criminale acquisendone molti come confidenti. Tra glia altri riuscì a far collaborare il futuro pentito Totuccio Contorno scampato a un agguato all’interno della famiglia mafiosa. Era solito andare in giro con il suo vespone con Ninni Cassarà, in particolar modo nella zona dei Ciaculli, perché era un mezzo più agevole nel traffico cittadino, spesso di tasca propria metteva la benzina essendo la Polizia di allora dotata di scarse possibilità economiche. Questo suo modo di agire però destò dei sospetti all’interno della cosca mafiosa, decretando la sua iscrizione nell’elenco dei poliziotti che dovevano essere eliminati. Sì perché Totò Riina, reggente della famiglia dei corleonesi, che aveva proclamato la guerra di mafia negli anni ‘80 non si limitò a uccidere e fare uccidere gli esponenti delle famiglie rivali, ma aveva deciso di sterminare anche tutti i membri della squadra mobile di Palermo che si occupavano di contrastare il fenomeno mafioso. Così avvenne nel breve volgersi di quegli anni culminando con le stragi che uccisero i magistrati Falcone e Borsellino. Tutta la sezione catturandi che il Comandante Francesco Accordino chiamava l’avamposto degli uomini perduti venne in quegli anni decimata. Caddero sotto il piombo dei mafiosi Boris Giuliano, Giuseppe Montana, Antonino Cassarà, Roberto Antiochia, Natale Mondo e tanti altri esponenti politici, giornalisti e magistrati. Il Colonnello Russo, i giornalisti Pippo Fava e Mario Francese, i capitani dei carabinieri Emanuele Basile e Mario D’Aleo e il colonnello Russo, i magistrati Cesare Terranova, Gaetano Costa e Rocco Chinnici, i politici Michele Reina, Pippo Insalaco, Piersanti Mattarella, Pio La Torre, il prefetto Carlo Alberto Della Chiesa e tanti altri in Sicilia.