La necessità di fare arrivare l’acqua ai rubinetti delle abitazioni fa nascere nel 1950 l’Acquedotto comunale che negli anni raggiunse i suoi 15 mila utenti. Una utenza servita da una rete idrica di circa 100 chilometri che riceve l’acqua dai serbatoi posti a monte.
Questo ammodernamento ha provocato la mancanza d’acqua nelle fontanelle artistiche e a conchiglia dello Spasimo, del Carmine, della Ciambra, della Bavera e Carrubella. Era molto piacevole aggirarsi fra le vie che portano al “Pozzillo”.
Qui, prima della fondazione della cattedrale, viveva una comunità araba, la sorgente dava acqua fresca in abbondanza per l’alimentazione e per irrigare gli orti antistanti le abitazioni. Ma il tempo è trascorso inesorabile. Adesso, dopo oltre 60 anni dall’istituzione dell’acquedotto comunale, viene presentato un conto: la sostituzione della rete idrica soggetta a logorio del materiale, perforato dalle correnti Galvaniche.
Da diversi anni quindi il problema è più accentrato sulle copiose perdite della condotta quando dai serbatoi alle cinque del mattino vengono aperti i rubinetti. Da qui nasce un continuo intervento con dispendio di risorse per sostituire pezzi di condotta.
Il problema, che si ripercuote sulla bolletta degli utenti, non fa che creare problemi sul fronte dei pagamenti. Ancora, la questione relativa al periodo di poca pioggia per la nostra terra non è legata ad un fatto casuale ma a quella che è ormai divenuta una consuetudine da tenere in debito conto.
Molto spesso l’acqua che arriva ai rubinetti di casa è inquinata per quello scambio con la vicina fognatura. Negli ultimi anni la zona più colpita è il quartiere Carmine, dove esiste un progetto, finanziato, che prevede anche la sostituzione di tutta la rete idrica in attesa di appalto.
(Immagini di Piero Faraci)