Cronaca

Più di 20 mila italiani pronti a diventare braccianti. A marzo mezzo milione di giornate di lavoro perse

L'Italia, con un valore aggiunto dell’agricoltura pari a 31,8 miliardi di euro correnti, si è collocata al primo posto della classifica europea

By Caterina Ganci

May 25, 2020

Nei campi c’è posto per tutti ed è lì che molti camerieri, studenti, commessi e disoccupati stanno cercando un’occupazione dopo il lockdown. Più di 20 mila italiani si sono registrati sulle banche dati delle principali organizzazioni agricole, che proprio per fronteggiare la carenza di manodopera, ad aprile, hanno creato delle piattaforme per incrociare l’offerta di lavoro delle aziende e la domanda degli aspiranti operai agricoli.

Il lockdown ha fermato anche la manodopera. Mancano 200 mila braccianti, in gran parte stranieri, impossibilitati a tornare in Italia ma Confagricoltura sta organizzando veri e propri corridoi per riportare nel Paese la manodopera rimasta lontana a causa della chiusura. Proprio il 22 maggio sono atterrati a Malpensa 80 braccianti agricoli marocchini pronti a lavorare come stagionali nei campi. Prima di iniziare, però, dovranno trascorrere 14 giorni in quarantena.

Mezzo milione di giornate di lavoro sono andate perse in agricoltura a marzo, con la chiusura delle frontiere ai lavoratori stranieri per far fronte all’emergenza coronavirus. Lo fa sapere la Coldiretti, in occasione della diffusione dei dati Istat su occupati e disoccupati di marzo 2020, nel precisare che il calo in piena pandemia è stato del 10%. “Per non far marcire i raccolti nelle campagne e garantire le forniture alimentari alla popolazione è necessario varare al più presto strumenti più flessibili come i voucher per pensionati, studenti e cassaintegrati” – afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – “una radicale semplificazione infatti può consentire lo svolgimento di lavori in un momento in cui scuole, università attività economiche ed aziende sono chiuse”. Con l’aprirsi della stagione, fa sapere la Coldiretti, i prodotti di serra lasciano il posto a quelli all’aperto. Una ricchezza del Paese, precisa la Coldiretti, che non può andare perduta in un momento in cui le scorte alimentari rappresentano una risorsa strategica del Paese per le difficoltà nel commercio internazionale e le misure protezionistiche adottate da molti Paesi.

Il rischio è di ritrovarsi senza cibo in tavola o di doverlo importare a prezzi maggiorati. Una beffa visto che ricorda il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti “l’Italia è il secondo Paese produttore di ortofrutta in Europa, con un fatturato di 13 miliardi, e una quota importante di export”. La centralità del settore agricolo e agroalimentare, anche nell’emergenza legata al coronavirus, è stata ribadita da Giansanti, che ha evidenziato: “nonostante le difficoltà non si è mai fermato, garantendo sempre il cibo sulle tavole degli italiani. In questo scenario sono emerse anche alcune criticità, come la necessità di aumentare la nostra capacità produttiva. Come Confagricoltura chiediamo una capacità di visione per cercare di puntare sull’auto approvvigionamento alimentare, in modo da soddisfare totalmente le richieste dei cittadini italiani. Per questo è urgente definire una strategia nazionale ed europea che accompagni l’agricoltura già in questa fase di ripartenza e ne permetta il rilancio”.

Proprio in questi giorni la Coldiretti ha diffuso la notizia che l’Italia, con un valore aggiunto dell’agricoltura pari a 31,8 miliardi di euro correnti, si è collocata al primo posto della classifica europea. Il nostro Paese ha superato la Francia (31,3 miliardi) mentre più distanziata, in terza posizione, è risultata la Spagna (26,6 miliardi) seguita dalla Germania (21,1 miliardi). “I primati del made in Italy a tavola realizzati grazie a 730mila imprese agricole sono un riconoscimento del ruolo del settore agricolo per la crescita sostenibile del Paese” afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “occorre dunque salvaguardare un settore chiave per la sicurezza e la sovranità alimentare soprattutto in un momento in cui con l’emergenza Covid -19 il cibo ha dimostrato tutta la sua strategicità”.

“L’agricoltura è il settore dove le nuove generazioni possono trovare un futuro”. Ha dichiarato il ministro Teresa Bellanova in un’intervista pubblicata oggi in un articolo sull’edizione internazionale del New York Times, che racconta come l’emergenza Coronavirus abbia riportato tanti italiani a lavorare nei campi, un mestiere che ormai da anni è svolto in larga parte da manodopera straniera stagionale. “Agricoltura non significa tornare a zappare – aggiunge il ministro – il settore oggi guarda sempre più a un modello di sviluppo sostenibile, a livello ambientale, ovviamente, ma anche a livello economico e sociale. Un contesto dove all’agricoltura fatta di innovazione, alti livelli di tecnologie e sofisticati sistemi meccanici e chimici, che richiedono competenze nuove e specifiche, si deve coniugare il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori, per assicurare a tutti lavoro dignitoso”.