Si esaurisce definitivamente la seconda parte di un inverno ostile. L’inverno della paura cede il passo a un inizio di primavera altrettanto severo, in questo cinico distacco che sta separando l’uomo dall’ambiente che lo circonda.
L’avvicendarsi delle stagioni, però, ci pone in una condizione mentale proiettata verso il futuro…un futuro, si spera, più clemente, in grado di restituirci la libertà e la normalità.
Ecco perché l’avvento della primavera ci allieta e quieta un poco le nostre paure e le nostre insoddisfazioni.
Più fiori e più fiducia, forse per il fatto che “vedere la luce” in fondo al tunnel, nel suo essere una metafora, inizia a coincidere con la realtà climatica.
Ore di luce in più che filtrano dalle persiane nelle nostre nicchie protettive, diventano la prova inconfutabile che la natura continua a fare il suo corso, indipendentemente dall’attuale destino da reclusi di noi umani.
Essa si appresta a rinascere, rigogliosa, anche senza di noi e questa circostanza ci colpisce come uno schiaffo in pieno volto.
Un virus sconosciuto e potenzialmente letale ci costringe a proteggerci dentro le nostre case e, ironia della sorte, senza la presenza pervasiva delle nostre vite frenetiche, Proserpina pare risplendere ancora di più.
In queste giornate dilatate da un tempo fluido da impegnare, ho letto parecchio di ciò che sta accadendo, sul piano climatico, nelle nostre città deserte.
Venezia si presenta con una laguna incredibilmente limpida, al punto tale che si possono vedere addirittura i pesci.
A Trieste sono tornati i delfini. Gli amici di Marina di Caronia, il paesello dove trascorro le mie estati, postano foto di un mare azzurro, calmo e trasparente.
Dalla finestra di casa mia, osservo l’alba di una giornata mite, preludio di una serie di splendide giornate che verranno e questa constatazione, oggi più che mai, mi fa riflettere sulla superficialità con la quale ci ostiniamo a dare per scontate certe situazioni e a non voler preservare il mondo da ciò che lo sta distruggendo.
Il famigerato e temuto virus covid-19, in questo strano inizio di bella stagione, mi sta sembrando quasi come il protagonista di un film di Miyazaki.
Una sorta di mostriciattolo cinico e determinato, inviato sulla terra per mettere in stand by gli umani e far rinascere la natura.
E la natura, finalmente libera dalla nostra ingombrante presenza, ci restituisce una primavera spavalta che ci saluta da dietro le persiane.