Cronaca

Raffaele Morelli: “Il vero pericolo non è il Coronavirus, ma la paura del Coronavirus”

“Se continuiamo con questo ritmo di negatività entriamo in un vortice in una spirale dalla quale faremo sempre più difficoltà ad uscire.

By Redazione

February 26, 2020

Ieri si sono registrati i primi casi di Coronavirus in Toscana, Palermo e in Liguria. Nel frattempo si insidia la paura tra la gente. In TV non si parla d’altro. Sui social le notizie viaggiano rapidamente. Le chat sono invase di informazioni (non sempre veritiere), di riflessioni e raccomandazioni. Anche le chiamate tra amici ormai sono monotematiche, solo e sempre l’argomento Coronavirus fa da protagonista nella conversazione.

Al momento l’unico modo per combattere il contagio è rispettare le raccomandazioni degli organi competenti. Per arginare il virus necessario il buon senso e la responsabilità di ogni singolo cittadino. Rassicuranti appaiono le dichiarazioni di Walter Ricciardi dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). “Dobbiamo ridimensionare questo grande allarme, che è giusto, da non sottovalutare, ma la malattia va posta nei giusti termini”. E ha spiegato perché, ribadendo i numeri di questa epidemia di coronavirus: “Su 100 persone malate, 80 guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi seri ma gestibili in ambiente sanitario, il 5% è gravissimo, di questi il 3% muore. Peraltro sapete che tutte le persone decedute avevano già delle condizioni gravi di salute”.

“Il vero pericolo non è il Coronavirus, ma la paura del Coronavirus”. Lo ha dichiarato a Wall Street Italia lo psichiatra Raffaele Morelli. “Il nostro cervello – continua nell’intervista – è collegato agli ormoni, agli affetti, al sistema immunitario”. Secondo il filosofo italiano il ciclo psicologico negativo in cui siamo entrati incide in modo tremendo sul “cervello antico”, in una sola parola incide anche sulle nostre difese immunitarie.

“Se continuiamo con questo ritmo di negatività entriamo in un vortice – spiega – in una spirale dalla quale faremo sempre più difficoltà ad uscire. Ormai abbiamo creato un percorso tortuoso. Ci alziamo la mattina, accendiamo la tv e da quel momento diventiamo bersaglio di una serie infinita di passaggi che non fanno altro che renderci più tristi. È un tam-tam che non ci abbandona mai. È solo tornando alle nostre vite normali – conclude – che possiamo proteggerci da tutto questo”.