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Cronaca

Ha pagato il pizzo per diciassette anni. Libero grazie all’associazione Addiopizzo l’imprenditore di Altofonte Giovanni Sala

By Redazione

July 20, 2019

ALTOFONTE – La Corte d’Appello ha confermato ieri le condanne in primo grado con rito abbreviato ai tre presunti taglieggiatori che da diciassette anni costringevano Giovanni Sala, proprietario di una cava ad Altofonte, a pagare il pizzo: si tratta del boss Salvatore Raccuglia, condannato a 17 anni di reclusione (al posto dei 16 inflitti davanti al gup), di Salvatore La Barbera, a cui la pena è stata ridotta da 8 a 5 anni, e di Giuseppe Serbino, anche lui a pena ridotta da 6 anni e mezzo a 5 e otto mesi. Andrea Di Matteo, il quarto imputato processato con rito ordinario, è stato condannato a 10 anni in primo grado.

Ci ha messo diciassette anni Giovanni Sala a trovare il coraggio di denunciare, grazie soprattutto all’associazione antiracket Addiopizzo che lo ha sostenuto in questo percorso. L’imprenditore si è costituito parte civile, ottenendo anche una provvisionale di 10.000 euro a titolo di risarcimento. Alcuni dei condannati erano stati suoi amici d’infanzia, ma questo non era servito a salvarlo dalla stretta di Cosa nostra.

Dal 2000 al 2017, stando alla denuncia, Sala avrebbe sborsato agli esattori. Le condizioni sociali del piccolo centro, in cui tutti si conoscono, non hanno reso più semplice denunciare. “Sono stati anni terribili – aveva dichiarato Sala – e nessuno sapeva che pagavo, neppure la mia famiglia. Mi sentivo sporco e senza dignità, non sopportavo di essere oppresso, ma allo stesso tempo non riuscivo a liberarmi. Ad un certo punto però non ce l’ho fatta più e ho deciso di rivolgermi ad Addiopizzo. Sono stati loro ad aiutarmi in tutto. Da allora la mia vita è cambiata, sono sereno”.