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Via Crucis a Monreale. Mons. Michele Pennisi: “Che non sia solo spettacolo, ma momento di riflessione” (FOTO)

By Piergiorgio Immesi

April 14, 2019

Monreale, 14 aprile 2019 – Nella giornata di oggi, Domenica delle palme, si è tenuta la drammatizzazione della Via Crucis a Monreale. La rappresentazione ha avuto inizio in piazza Guglielmo alle 16:00, dove si sono tenute le scene della condanna e della flagellazione di Cristo.

Successivamente gli attori si sono mossi in processione percorrendo piazza Vittorio Emanuele, via Roma, via S. Maria Nuova, via Torres scendendo la gradinata e risalendo la salita dei Cappuccini fino a giungere ai giardini arcivescovili, dove si è conclusa la manifestazione con la scena della crocifissione.

Avvenimento seguitissimo e toccante, che ha visto partecipare circa cento persone tra attori e comparse. La spesa complessiva per l’organizzazione dell’evento ammonta a circa 6.000 €, compresi i pregiatissimi costumi di scena.

Al termine della rappresentazione Miriam Frontini ha ringraziato tutti gli spettatori, gli attori, la Pro Loco e gli Scout di Monreale per aver dedicato il loro tempo e le loro energie per la buona riuscita dell’evento.

Successivamente ha preso parola l’arcivescovo di Monreale Mons. Michele Pennisi: “Sono grato agli organizzatori e a tutti coloro che hanno messo in atto questa sacra rappresentazione. La passione del Signore è per noi il più grande atto d’amore. Questa sacra rappresentazione non è solo uno spettacolo, ma vuole essere per noi momento di riflessione, un segno di speranza in un mondo che troppo spesso è senza speranza. Un segno di riconciliazione e di pace in una società che spesso è divisa. La passione di Cristo continua ‘Cristo è in agonia fino alla fine dei tempi’, diceva Pascal. Ognuno di noi deve oggi chiedersi in quale personaggio della passione si vuole identificare: si vuole identificare in Maria, sua madre? Nelle donne di Gerusalemme che piangono? Nel cireneo che accompagna Gesù nel percorso verso la croce? In Giuda che l’ha tradito? In Pietro che l’ha rinnegato? In Pilato che se n’è lavato le mani? O nella folla che stava a guardare? La morte di Gesù deve segnare per ciascuno di noi un momento di riflessione, sapendo che la morte non ha avuto l’ultima parola, ma l’ha avuta la resurrezione e la vita. Adesso invoco su ciascuno di voi, e in particolare sulle persone sofferenti, malate e sugli emarginati, una speciale benedizione”.