Cronaca

Operazione COrSA NOSTRA. Corse truccate all’ippodromo. 9 arrestati

By Redazione

December 12, 2018

Palermo, 12, dicembre 2018 – Minacce di morte e intimidazioni per i fantini che non si piegavano al volere della mafia. È quanto risulta dalle indagini dei Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo che all’alba di oggi, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, hanno condotto la retata che ha portato in cella otto persone, ed una donna agli arresti domiciliari.

È stata disposta la misura della custodia cautelare in carcere per: 

–         1. CINTURA Natale nato a Palermo il 28 Agosto 1965;

–         2. GIBBISI Massimiliano nato a Palermo il 10 Luglio 1970;

–         3. GRECO Giuseppe nato a Palermo il 18 Febbraio 1956;

–         4. LA GALA Salvatore nato a Napoli il 20 Febbraio 1952;

–         5. LA ROSA Giovanni nato a Palermo il 2 Febbraio 1962;

–         6. NIOSI Giovanni nato a Palermo il 24 Ottobre 1954;

–         7. PORZIO Antonino nato a Palermo il 24 Marzo 1961;

–         8. ZANCA Domenico nato a Palermo il 10 Giugno 1970.

È invece finita agli arresti domiciliari Gloria Zuccaro, nata a Palermo il 25 Dicembre 1980.

I 9 sono ritenuti a vario titolo responsabili di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori aggravato in concorso e frode in competizioni sportive.

L’operazione Talea del dicembre 2017, che aveva azzerato i mandamenti mafiosi di “San Lorenzo” e di “Resuttana”, aveva già fatto parzialmente emergere anche le infiltrazioni di cosa nostra all’interno dell’ippodromo “La Favorita” di Palermo.

La nuova operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, condotta all’alba di oggi, è stata denominata COrSA NOSTRA.

Nel 2017 era stata emessa una misura interdittiva antimafia nei confronti della società privata che gestiva l’ippodromo. Secondo gli inquirenti l’associazione mafiosaesercitava sull’ippodromo di Palermo un controllo pressoché totale. Veniva chiesta una percentuale del volume d’affari dell’ippodromo, quantificabile in 4.000 (quattromila) euro al mese; le corse venivano manipolate attraverso alcuni storici fantini, vicini agli affiliati mafiosi, che minacciavano i colleghi in modo da alterare il risultato delle corse. La mafia inoltre lucrava sulle scommesse relative alle corse ippiche, effettuate sia presso gli sportelli presenti all’interno dell’ippodromo sia presso la rete delle agenzie esterne dislocate sul territorio, facendo confluire le relative vincite nelle casse dell’organizzazione mafiosa.

Dalle indagini risulterebbe che i responsabili di tutte le attività relative all’ippodromo per conto di cosa nostra fossero prima Giovanni Niosi e poi Sergio Napoltano, entrambi, in periodi diversi, già reggenti del mandamento di Resuttana.

Si servivano di altri soggetti interni al mondo delle corse ippiche (Giuseppe Greco, Massimiliano Gibbisi e Salvatore La Gala) per veicolare le direttive. Spettava quindi ai titolari di scuderie e a fantini compiacenti porre una serie di condotte fraudolente e di intimidazioni nei confronti degli altri colleghi finalizzate a consentire al prescelto di cosa nostra di vincere la gara. 

Gli inquirenti hanno registrato una serie di intimidazioni, come minacce di morte, attentati intimidatori (ad uno era stato bruciato un furgone per il trasporto cavalli), aggressioni nei confronti dei fantini, e per chi non accettava di piegarsi al volere dei criminali. 

Le indagini hanno consentito anche di accertare che almeno quattro corse ippiche, svolte tra il 2016 e il 2017 negli ippodromi di Palermo, Follonica e di Taranto, erano state palesemente truccate su mandato degli uomini d’onore siciliani.

L’alterazione dei risultati delle corse consentiva a cosa nostra  di realizzare ingenti profitti attraverso le scommesse.

Ma per evitare che i sistemi elettronici del Ministero scoprissero delle anomalie sulle vincite, che avrebbero potuto comportare la sospensione della gara, le scommesse venivano fatte in segreto, per evitare che altri appassionati si rendessero conto del meccanismo e puntassero anche loro sugli stessi cavalli.

Ad alcuni proprietari di scuderie e ad alcuni fantini è stato contestato il concorso esterno nell’associazione mafiosa. Natale Cintura, Giuseppe Greco, Salvatore La Gala, Giovanni La Rosa, Antonino Porzio e Domenico Zanca sono accusati di avere collaborato, in un vasto arco temporale, con gli affiliati mafiosi al fine di realizzare il pieno controllo delle corse ippiche.