Monreale, 8 giugno 2018 – Mario Caputo, dinanzi ai giudici del Tribunale del Riesame di Palermo, aveva ribattuto punto per punto alla tesi accusatoria del Pubblico Ministero, poi avallata dal GIP di Termini Imerese che ne aveva disposto gli arresti domiciliari.
“Ho svolto – dichiarava Mario Caputo – in modo intenso e attivo la campagna elettorale, dal momento in cui avevo accettato di candidarmi. Ho tenuto diversi comizi pubblici, come quello conclusivo della campagna elettorale a Termini Imerese. Avevo pubblicizzato la mia candidatura in molti modi, tra cui interviste su giornali cartacei e on line, nonché attraverso una lettera inviata gli elettori attraverso la posta spiegando le ragioni della mia scelta di candidarmi”.
Mario sosteneva come il fratello Salvatore (meglio noto come Salvino) si fosse impegnato nella campagna elettorale a suo favore spendendosi in modo intensissimo, con visite e incontri in diversi centri della Provincia, anche pubblicizzando la sua candidatura attraverso i social network e attraverso il suo profilo Facebook personale, di tipo pubblico. Inoltre, l’utilizzo dello pseudonimo Salvino sarebbe stato deciso per evitare “errori nell’espressione della preferenza da parte degli elettori, comportando così l’annullamento del voto e la mancata assegnazione della preferenza”.
La difesa di Mario Caputo, formata dagli avvocati Raffaele Bonsignore e Nicola Nocera, aveva presentato al Tribunale del Riesame richiesta di annullamento dell’ordinanza per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza.
Il 20 aprile 2018 il Tribunale del Riesame di Palermo, composto dal Presidente Lorenzo Jannelli, dai Giudici Giuliano Castiglia e Cristina Denaro, aveva emesso l’ordinanza con la quale annullava l’applicazione degli arresti domiciliari per Salvino e Mario Caputo, accusati di avere attentato ai diritti politici del cittadino in occasione delle consultazioni regionali di novembre 2017.
Fino al 28 settembre 2017 il candidato alle regionali del 5 novembre per la lista “Noi con Salvini” sarebbe dovuto essere Salvino Caputo. La sua candidatura era decaduta quando, il 29 settembre, sei giorni prima della scadenza del termine di presentazione delle liste, Salvino aveva appreso che la richiesta di riabilitazione, presentata in relazione ad una condanna penale riportata, era stata rigettata, precludendogli quindi la possibilità di candidarsi.
Fino a quella data, scrivono i giudici del Tribunale del Riesame, Salvino Caputo rappresentava per i vertici del gruppo politico “Noi con Salvini” l’uomo principale su cui puntare alle elezioni.
In seguito alla notizia del rigetto della richiesta di riabilitazione, Salvino Caputo, durante una prima fase di scoramento avrebbe comunicato ai suoi contatti attraverso whatsapp che si ritirava dalla vita politica, successivamente avrebbe invece continuato a confermare la sua candidatura (risulta da intercettazioni telefoniche). Ma questo non perché intenzionato ad ingannare gli elettori – sostengono i giudici del riesame -, ma perché impegnato a chiedere ai propri legali pareri e consigli in ordine alla possibilità di escludere, nel suo caso, data la tipologia del reato e l’entità della condanna, l’applicazione del divieto derivante dalla legge Severino: “Io stavo cercando con i colleghi amministrativi di trovare una soluzione”.
Successivamente, notano i giudici, decisa la candidatura per il fratello Mario, nonostante Salvino sia stato tentato dall’idea di giocare sull’equivoco, alla fine l’appellativo “Salvino” non è mai stato impegnato in nessun materiale pubblicitario o propagandistico della campagna elettorale di Mario Caputo, ma solamente nei documenti di presentazione della candidatura e affiancato nell’indicazione di Mario Caputo nelle liste ufficiali dei candidati.
In pratica non ci sarebbe stata alcuna condotta attiva per fare credere che il candidato fosse sempre Caputo Salvino a fronte di una reale candidatura di Mario, ma “il ricorso ad un sotterfugio”, scrivono i magistrati, che rilevano dalla intercettazione di una telefonata avvenuta tra i fratelli, la loro consapevolezza che non tutti coloro che erano stati precedentemente contattati e invitati a votare per Salvino Caputo potevano essere raggiunti e informati del cambio di candidatura. Alcuni sarebbero rimasti convinti quindi che il candidato sarebbe rimasto Salvino. Un aspetto quello dell’equivoco, secondo i magistrati, su cui è dimostrato come i vertici del partito stessero insistendo molto.
Però, secondo i magistrati, l’utilizzo dell’appellativo non sarebbe stato impiegato per ingannare gli elettori sulla reale identità del candidato, ma per ottenere l’assegnazione al candidato Mario di eventuali preferenze espresse per Salvino.
Inoltre il collegio giudicante asserisce come Salvino si sia impegnato successivamente ad informare tutti i propri contatti e canali elettorali della nuova candidatura di Mario.
La candidatura di quest’ultimo risultava ampiamente pubblicizzata sia attraverso i massi media tradizionali che attraverso le più moderne modalità comunicative quali i social network. A riprova della pubblicizzazione della candidatura di Mario ci sarebbero i comizi e gli incontri con gli elettori. Anche alla presenza di Matteo Salvini all’Hotel Astoria di Palermo Mario Caputo era stato presentato quale candidato.
Ed ancora erano stati stampati e diffusi 20.000/30.000 volantini con l’indicazione del nome del candidato “Mario Caputo”, che aveva svolto personalmente tre comizi. A Monreale, a Camporeale e a Termini Imerese. Il video del comizio di Monreale era stato anche pubblicato sul profilo Facebook pubblico di Salvino Caputo.
I fratelli Caputo, singolarmente o insieme, – si legge nell’ordinanza di annullamento degli arresti domiciliari – avevano incontrato in diverse occasioni cittadini per rendere nota la candidatura di Mario. Un elemento che smentirebbe l’ipotesi accusatoria secondo cui Salvino avrebbe fatto campagna elettorale per sé, a prova invece che si sarebbe impegnato in un serrato tour elettorale per spiegare ai suoi elettori le ragioni della sua defezione e per presentare Mario come nuovo candidato da lui supportato.
Secondo i magistrati, anche alla luce delle dichiarazioni rese da persone informate sui fatti, emerge che molti elettori avevano saputo da Salvino stesso della candidatura del fratello Mario, e che questa nuova candidatura era sostanzialmente espressione dello stesso Salvatore e garanzia per gli elettori della sua constante presenza al fianco del fratello candidato.
Infine i magistrati hanno accertato come più volte Mario avesse ricordato al fratello Salvino la necessità di chiarire agli elettori, nel corso dei vari incontri, che il candidato sarebbe stato lui, “per correttezza”.
Una serie di condizioni che hanno portato il Tribunale del Riesame ad annullare la misura di custodia cautelare degli arresti domiciliari, rigettando l’ipotesi accusatoria del Pubblico Ministero.