Roccamena, 9 marzo 2018 – I due dirigenti del Cas Salvatore Pirrone e Gaspare Sceusa sono stati sospesi per 12 mesi perché sarebbero stati coinvolti in alcune vicende che ruotano attorno alla frana di Letojanni, la barriera di protezione costruita per delimitare la frana non è stata controllata e rappresenterebbe un rischio per automobilisti e residenti della zona.
Salvatore Pirrone, ingegnere, è originario di Roccamena, piccolo paese del Palermitano. Sin da giovane è stato impegnato in politica, prima con il PSI, poi con il centrosinistra sino ad approdare al PD, ed in particolare alla corrente di Beppe Lumia a cui sarebbe particolarmente legato. A Roccamena Pirrone è stato assessore ai lavori pubblici dal 2013 al 2014, nella sindacatura prematuramente interrottasi per la morte del primo cittadino. Ma ha continuato a sostenere l’amministrazione comunale successivamente insediatasi nel giugno 2014, il cui sindaco, attualmente in carica, era già vicesindaco nella precedente compagine. L’ing. Pirrone, funzionario della regione siciliana, è stato ingegnere capo del Genio Civile di Palermo e di Trapani. Nel corso del governo Crocetta diventa direttore generale del CAS, consorzio autostradale siciliano. Il CAS gestisce, tra le altre, l’autostrada Catania-Messina, interessata nel 2015 da una frana i cui lavori di messa in sicurezza e consolidamento sono all’origine dell’indagine giudiziaria della Procura della Repubblica di Messina a carico di Pirrone e altri tecnici oltre che dell’impresa esecutrice per gravi reati: disastro ambientale, peculato, falso ideologico in atti pubblici. Le accuse sembrano consistenti, come si può comprendere dalla decisione del Gip che ha applicato la misura interdittiva della sospensione per un anno dai pubblici uffici sia per Pirrone che per altri funzionari del CAS in concorso col primo.
Il provvedimento scaturisce da due distinte indagini, sviluppate rispettivamente dai Carabinieri della Compagnia di Taormina e da quelli della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Messina, chiamati a fare luce sui lavori di somma urgenza per la messa in sicurezza, per un valore di 500000 euro più iva, disposti dopo la frana sull’A/18, avvenuta, all’altezza di Letojanni, il 5 ottobre del 2015 e che tuttora, nella parte a monte, impedisce il regolare transito sulla Messina-Catania per la presenza di terra e detriti.
Secondo l’accusa sarebbero emerse irregolarità nella fase di progettazione e di esecuzione degli interventi, e nella realizzazione di una barriera di contenimento, ritenuta dagli inquirenti totalmente inadeguata rispetto al livello di rischio idrogeologico.
I due dirigenti del Cas coinvolti, l’ing. Salvatore Pirrone e Gaspare Sceusa, avrebbero omesso di esercitare i controlli sulla ditta incaricata dell’esecuzione dei lavori, affidati all’imprenditore di Letojanni Francesco Musumeci, sostenendo in luogo di quest’ultima, le spese di progettazione, permettendo, così, un’ingiustificata lievitazione dei costi dell’opera.
L’affidamento sarebbe stato effettuato omettendo di redigere il progetto esecutivo da parte della stazione appaltante, consentendo, invece, che l’elaborato fosse predisposto da due professionisti, un geologo ed un ingegnere, scelti dalla ditta esecutrice, facendo, poi, apparire che questo progetto fosse stato, invece, elaborato dal CAS come risulterebbe dalla redazione su carta intestata dell’ente. Ma non solo. Secondo l’accusa Pirrone e Sceusa, con una perizia di variante, avrebbero anche avallato che il pagamento del compenso dei due professionisti fosse imputato al CAS, incorrendo, così, nel reato di peculato.
L’imprenditore Francesco Musumeci avrebbe, infine, realizzato le opere di messa in sicurezza del tratto autostradale in questione con materiali di scarsa qualità, conseguendo ingiusti profitti e ponendo gravemente a repentaglio l’incolumità di automobilisti e dei residenti in quel tratto di fascia ionica messinese.
Tra gli indagati, non colpiti però dal provvedimento cautelare, ci sono i due professionisti che hanno realizzato gli elaborati progettuali e anche un funzionario del consorzio, adesso in pensione, accusato di avere redatto atti ideologicamente falsi, in relazione ai certificati di stato di avanzamento lavori emessi nel novembre 2015 e nel gennaio 2016, facendo falsamente riferimento ad una contabilità che, però, in quel periodo, non era stata ancora stilata.
L’ordinanza di applicazione della misura cautelare interdittiva è stata emessa dal G.I.P. del Tribunale di Messina, su richiesta della Procura della Repubblica. Salvatore Pirrone e Gaspare Sceusa sono stati sospesi per 12 mesi. Provvedimento di divieto di esercitare l’attività di impresa, per 8 mesi, a carico dell’imprenditore Francesco Musumeci. I tre dovranno rispondere, a vario titolo, di disastro ambientale in concorso, peculato e falsità ideologica commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici.