Cultura

La “Fatale imprudenza” di Guglielmo II. Il libro del destino di Tonino Russo

“Guglielmo il Buono, la fatale imprudenza”, opera prima di Tonino Russo, edita da Navarra Editore

By Tiziana Cannavò

May 26, 2017

Monreale, 26 maggio 2017 – Sarà presentato giovedì 1 Giugno, alle 20 e 30, presso il Complesso Museale Gugliemo II , Antevilla Comunale di Monreale, il romanzo storico “Guglielmo il Buono, la fatale imprudenza”, opera prima di Tonino Russo, edita da Navarra Editore.

Con Tonino ci conosciamo da una vita. Ci rivediamo, dopo esserci dati appuntamento a un bar. Ordiniamo qualcosa e iniziamo subito a parlare. Perché fra noi, il tempo, è come se non fosse mai passato. E non occorre neppure chiudere gli occhi per immaginarci ragazzi, sui banchi di scuola, in quelle aule troppo strette che per forza di cose hanno saldato la nostra amicizia. Parliamo delle nostre famiglie, del lavoro, dei progetti futuri. E della sua nuova esperienza da scrittore.

Come è nata l’idea di questo romanzo?

L’idea è nata qualche anno fa durante i lavori di supporto alla candidatura dei monumenti arabo normanni di Monreale, Palermo e Cefalù a patrimonio dell’UNESCO. Già allora questa idea frullava nella mia testa ma sicuramente la molla che mi ha portato a scrivere il libro, non so per quale strano collegamento logico, è stata la morte di mio padre. Non è un caso che il libro inizi con una scena insolita per un romanzo, ovvero le ultime ore di vita di Guglielmo “il Malo”. Mentre nel palazzo reale regna l’atmosfera funerea del lutto, all’esterno si assisterà al valore ed alla bellezza della vita del tempo attraverso le esperienze adolescenziali e giovanili di Guglielmo il buono. Orfano a 12 anni, in attesa della maggiore età, viene affidata la reggenza alla mamma, Margherita di Navarra. Così, questo periodo costituisce una importante occasione di formazione per il giovanissimo sovrano, propedeutica al ruolo che presto si troverà a svolgere.

E’ risultata laboriosa la stesura del libro?

Non è stata sicuramente la “classica” stesura di un manoscritto, se è questo che vuoi dire. Mi sono servito di note ed appunti presi sul telefonino e di un Ipad che usavo soprattutto la notte, per non togliere tempo alle mie incombenze quotidiane e alla famiglia. Alla fine ho trasferito tutto sul computer per affinare la stesura e l’impostazione complessiva. Non c’è cosa più bella dello scrivere durante la notte e certe volte confesso di non essermi nemmeno reso conto delle ore che passavano e che si era fatto giorno…sono momenti in cui spazio e tempo è come se non esistessero più e ti perdi.

Perché hai scelto la figura di Guglielmo II?

Devo dire che nonostante nel libro Guglielmo risulti il personaggio principale, di fatto a me interessava più offrire un affresco dell’epopea dei Normanni e descrivere uno dei periodi storici più felici che la nostra terra abbia conosciuto, ossia, i sessantaquattro anni che vanno dal 1130 al 1194 in cui la Sicilia fu effettivamente l’ombelico del Mediterraneo, entità statuale con una sua assoluta autonomia. Si consideri che prima la Sicilia era stata solo un’appendice del mondo arabo e poi sarebbe divenuta l’ultima periferia del sacro romano impero germanico. Se si pensa che i Normanni, scesi inizialmente nel meridione d’Italia come soldati mercenari, riuscirono a costituire poi un impero che da Napoli arrivava fino alla Sicilia, si avverte il valore delle imprese memorabili. Quindi, mi ha affascinato l’epopea di questi uomini e ,soprattutto, ciò che seppero costruire, ovvero un regno in cui la multiculturalità , la multireligiosità , la capacità di riuscire a rinsaldare legami fra diverse etnie non costituiva affatto un problema. Poi, essendo monrealese, ho inteso questo libro come una ricerca delle mie radici e del mio passato.

E la tua passione per la storia?

(risata) Me lo domandi perché era una delle poche materie in cui non ti chiedevo di aiutarmi!  A parte lo scherzo… La passione per la storia c’è sempre stata. È la passione per un certo tipo di storia che ,a volte, non affascina. È la storia o la presunta storia fatta dai re, dai principi, dai consoli che non mi convince. Io penso che la storia –e nel libro credo che questa impostazione si percepisca- sia fatta dagli uomini e dalle donne in carne, ossa e sentimenti. Non è un caso che in tutto il libro ci siano alcune figure tra virgolette minori che riportano prepotentemente questo concetto ( l’agricoltore Nené, il pescatore Totino …) Gli eroi comuni , insomma, di cui spesso le cronache storiche non parlano. Mentre, Guglielmo il buono forse non era poi un personaggio così “buono”. Anzi, ritengo che fosse una sorta di “figlio di papà”, un po’ viziato ed anche pigro. Per questo mi sono divertito a prendere bonariamente in giro i suoi difetti anche perché fu proprio lui la causa della fine del regno di Sicilia. Infatti, se non ci fosse stata quella “fatale imprudenza”, di cui si parla nel titolo del libro, probabilmente non sarebbero state consegnate le chiavi del regno al figlio di Federico Barbarossa, marito di Costanza d’Altavilla.

Il tuo primo lettore? Chi ha letto per la prima volta il libro?

Bella domanda! Non c’è in realtà un “primo lettore”. Ci sono, almeno nel mio caso, “i primi lettori”perché ho mandato contemporaneamente la bozza a più persone …poi non so chi sia arrivato effettivamente per primo al traguardo. L’ho inviato ad amici, gente a me vicina: te, Emilio Angelini, Giusy Riggio (la nostra professoressa di latino ed Italiano) Maria Sapienza (anche lei compagna di studi…). Ho chiesto consigli su quello che era stato non un libro ma una riflessione che originariamente risultava fin troppo autobiografica nella sua struttura (la morte di Guglielmo il Malo ndr.) , forse anche per i sentimenti che suscitava in me quella “morte” …Vedi…quando si scrive un libro, ad un certo punto ti rendi conto che non sei tu a scrivere il libro ma è il libro che legge te. 

Dalla politica alla scrittura…dall’attualità al passato…perché?

Mah, in questi ultimi anni non ho fatto, come facevo in passato, politica in maniera totalizzante. Come sai ho iniziato a circa 14 anni e per più di 27 anni di vita ho fatto politico sempre “a tempo pieno”. Dopo l’esperienza parlamentare conclusasi senza paracadute né vitalizi come è ovvio che sia, ho provato a reinventarmi: ho trovato dei lavori diversi che mi hanno permesso di continuare sicuramente a vivere la mia passione di una vita che è la politica ma con più distacco e vivendola soprattutto a contatto  con la gente comune. Lavoro ogni giorno in due cantieri edili tra i più grandi in Sicilia, il raddoppio della ss 640 Caltanissetta-Agrigento e la Bolognetta-Agrigento, e questo mi ha rinfrescato un concetto che era andato in soffitta, ossia, il valore e l’importanza  del lavoro  fatto di fatica e sudore della fronte. Così come ho continuato a seguire da vicino i problemi del mondo della scuola perché non riesco a tirarmi indietro… Mi fa rabbia pensare che il Pd abbia ottenuto molti più risultati e consensi nel mondo della scuola quando era all’opposizione piuttosto che in quest’ultima legislatura da forza di governo. Resto convinto che occorra tornare a stringere un rapporto virtuoso con quello che è il mondo del sapere e della conoscenza, il motore civile principale della nostra società, ovvero, la scuola.

Progetti futuri?

Personalmente mi affascina l’idea di portare in giro il libro. Ho avuto già qualche invito anche fuori dalla Sicilia, per Torino  e in Emilia Romagna. In Sicilia abbiamo già cinque o sei tappe fissate. Dopo Monreale, giorno  saremo a Palermo alla manifestazione “Una Marina di libri”.

Da politico a scrittore. Passi a sottoporti dal giudizio degli elettori a quello dei lettori. Cosa mi dici?

Devo dire che questa per me è una gran bella occasione per tornare a vivere una dimensione appagante a prescindere dal giudizio degli altri. Poi, non ho mai avuto paura del giudizio degli elettori né temo quello critico e magari impietoso dei lettori. Vedremo. Certo è che a scrivere si corrono meno rischi del portare responsabilità istituzionali sulle spalle. Nell’impegno letterario se fallisci il danno è circoscritto. Se fallisci da uomo delle istituzioni gli effetti negativi ricadono sul destino delle comunità interessate. 

Come hai vissuto l’esperienza della scrittura?

Ho inteso questo mio lavoro come una sorta di passeggiata nel territorio della provincia di Palermo alla riscoperta di luoghi che magari sono poco conosciuti ai tanti. Tra i principali monumenti della nostra terra che sono espressione viva, come se avessero anch’essi  un’anima, del tempo che esprime il sincretismo culturale di quella fase storica. Ovviamente, ricordando sempre che il libro resta una realtà della fantasia.

Dunque esperienza positiva?

Sicuramente mi ha aiutato a colmare dei vuoti interiori. Mi ha aiutato ad “esprimermi”, ad affinare una scrittura che,in questo caso, sai che non è destinata a te stesso ma alla divulgazione e ad un pubblico, pronto sicuramente a sottolineare gli errori e a criticare.

Perché un libro di storia e non di politica?

E’ una domanda che già qualcuno mi ha fatto. Ti rispondo così: intanto, perché in politica non sento di essere alla fine di un percorso e quindi non credo sia giunto il momento dei bilanci esistenziali di fine carriera. Tuttavia non nego che, in qualche modo, stia cercando di disintossicarmi dalla politica ed abbia voluto concentrare le mie energie su una esperienza diversa che indirettamente mi ha ricondotto ad impegni portati avanti con successo da parlamentare.  

Ti vedo contento di questa avventura…

Si , devo dire che è qualcosa che mi ha preso tanto e mi ha appassionato. È qualcosa di non programmato, nato quasi per caso, come un sogno sbucato all’improvviso da un cassetto. Nella mia vita mi è capitato di presentare tanti libri di amici, di conoscenti, di vecchi compagni di scuola… non avevo messo in conto di scriverne uno io. Era un’aspirazione che, all’improvviso, si è materializzata. Devo dire che non mi è dispiaciuto. Adesso, sono curioso di vedere come andrà…

Sarà un battesimo?

Ma si, mettiamola così! Anche questo sarà un battesimo. Vedremo come andrà ma ,a prescindere dal risultato e dal modo in cui sarà accolto, io lo rifarei…   perché nella mia vita non ho mai messo freno alle passioni e questa è stata per me una passione molto genuina ed autentica, che meritava di essere ben custodita. E a mio avviso non c’era, davvero, mezzo migliore della scrittura.