Scuola

In Italia la spesa sull’istruzione incide sul PIL per il 4,1%

La fotografia è stata scattata dall’Istat in tema di istruzione che ha pubblicato gli esiti dell’iniziativa “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”

By Melania Federico

May 25, 2017

La spesa pubblica in istruzione è pari al 4,1% del PIL, valore più basso di quello medio europeo (4,9%) tanto che l’Italia occupa il quartultimo posto. E’ questa la fotografia scattata dall’Istat in tema di istruzione che ha pubblicato gli esiti dell’iniziativa “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”, giunta alla sua nona edizione. Si mette così in luce la situazione dell’Italia in Europa e le  differenze  regionali  che  la  caratterizzano  attraverso  una serie di  indicatori  statistici quali ad esempio l’economia, la cultura, il mercato  del  lavoro, le condizioni economiche delle famiglie, la finanza pubblica, l’ambiente e l’istruzione.

Secondo i dati Istat, la spesa pubblica per consumi finali in istruzione ha, invece, un’incidenza del 3,6%, raggiunge il 6,0% nel Mezzogiorno –dove è più numerosa la popolazione in età scolare– e scende al 2,9% nel Centro-Nord. Prosegue il miglioramento del livello di istruzione degli adulti. La quota di 25-64enni che hanno conseguito al  massimo  la  licenza  media  è  scesa  dal  51,8%  del  2004  al  40,3%  del  2016,  ma  sfiora  il  50%  nel Mezzogiorno (48,6%). L’Italia risulta quartultima nella graduatoria delle persone di 25-64 anni con livello di istruzione non elevato, con una incidenza quasi doppia rispetto all’Ue28 (rispettivamente 40,1% e 23,5%, dati 2015). Nel 2016 la quota di giovani che abbandonano precocemente gli studi è scesa al 13,8% in Italia (16,1% tra gli  uomini  e  11,3%  tra  le  donne),  superando  l’obiettivo  nazionale  del  16%  fissato  dalla  Strategia  Europa 2020.  L’Italia occupa  il quartultimo  posto nella  graduatoria europea (14,7%  contro  una  media  Ue28 dell’11,0% nel 2015), solo Romania, Malta e Spagna registrano percentuali più elevate.

Sono oltre 2,2  milioni (24,3%  della  relativa  popolazione)  i  giovani  di  15-29  anni  che  nel  2016  non  sono inseriti  in  un  percorso  scolastico  e/o  formativo  e  non  sono  impegnati  in  un’attività lavorativa, in  leggero calo per il secondo anno consecutivo. L’incidenza  è  più  elevata  tra  le  donne  e  nel  Mezzogiorno. Nel confronto europeo l’Italia si attesta al primo posto, con la quota più elevata (dati 2015). Il 26,2% dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario nel 2016, valore in linea con quanto stabilito dalla stessa Strategia europea come obiettivo per l’Italia, ma lontano dal 40% fissato per la media europea. In Europa il nostro Paese continua a ricoprire l’ultima posizione (25,3% contro 38,7% della media Ue28, dati 2015). L’apprendimento  permanente durante  l’arco  della  vita,  fattore  decisivo  per  l’integrazione  nel  mercato  del lavoro, interessa nel 2016 l’8,3% degli italiani tra i 25 e i 64 anni, valore in aumento ma ancora sotto  la media europea (10,7% nei dati 2015).