Monreale, 23 gennaio – Lo avevamo preannunciato in settimana: il vortice depressionario, isolatosi nelle alture dell’Algeria e poi andato a spasso nel Mediterraneo ha prodotto gli effetti devastanti attesi. I quasi 120 millimetri di pioggia a Sciacca (significano oltre 120 litri di acqua per metro quadro) danno l’idea di quello che è successo. Per non fare menzione degli accumuli di oltre 200 mm nel messinese ove la potenza della perturbazione si è rilevata in tutta la sua espressione.
Fiumi esondati, vittime, strade impercorribili. E’ successo di tutto. Almeno ventiquattro ore di pioggia incessante e a tratti fortissima ha messo in ginocchio il nostro territorio. Ma la natura ha sempre ragione. E’ l’uomo che sbaglia. E’ l’uomo che costruisce dove non si può e che non fa prevenzione malgrado la scienza metta a disposizione molti strumenti per prevedere le mosse dell’atmosfera.
La vittima era di Castronovo di Sicilia stava percorrendo la SS 189 che collega Palermo ad Agrigento quando un fiume esondato ha trascinato la sua auto. Il fiume Foggia ha esondato a Sciacca provocando danni a tutto il territorio saccense. Ma cosa è successo tecnicamente? Il vortice perturbato, già preannunciato negli articoli di questa settimana, si era formato nelle alture dell’Atlante in Algeria. Questo vortice, colmo di aria fredda in quota, ha dapprima convogliato intensi venti di scirocco sulla nostra regione e successivamente, con il suo spostamento, ha dato la stura alla formazione di un sistema perturbato multicella sul canale di Sicilia. Si è formata una “squall line” ossia una linea perturbata arcuata che si autorigenerava grazie allo scontro tra le masse di aria di differente estrazione, umida e calda africana e fredda. Il sistema perturbato è stato molto lento nella sua evoluzione, addirittura semistazionario, con la conseguenza che le intense precipitazioni si sono accaniti per molte ore sugli stessi territori. L’orografia, la disposizione dei rilievi, ha dato il suo contributo. In inverno e in autunno le situazioni alluvionali per la Sicilia provengono quasi sempre dall’Africa.
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