Monreale, 24 ottobre – Nei primi sei mesi del 2016 gli incassi dei monumenti siciliani sono cresciuti del 15 per cento: i ricavi di aree archeologiche, chiese e musei gestiti dalla Regione sono passati da 8,5 a 9,8 milioni, con un incremento che certifica i dati entusiastici sul turismo diffusi qualche mese fa da Palazzo d’Orléans. Il boom è certificato dai numeri e vale, solo attraverso i musei, un milione e 300 mila euro in più.
Nel capoluogo di Palermo spicca il Duomo di Monreale, visitato da quasi 100 mila persone in sei mesi, con un incasso di 388 mila euro. Un dato curioso è che gli incassi aumentano più dei paganti: 15,11 per cento contro 8,9. Effetto, in questo caso, di un rincaro dei biglietti e di una diminuzione degli ingressi a prezzo ridotto. L’assessore Carlo Vermiglio, però, preferisce leggere i dati senza pensare al guadagno in senso stretto: “Dobbiamo sfuggire alla tentazione di leggere questi dati in una chiave meramente economicista – afferma – e anzi devono essere incentivati”.
La crescita è dovuta anche, secondo l’assessorato regionale ai Beni culturali, all’effetto dei timori legati al terrorismo; infatti sono sempre di più le visite dirottate verso una meta ritenuta più sicura, come la Sicilia, le tante gite scolastiche in passato dirette in Francia o in Germania. Nei dati della Regione c’è, soprattutto, un fenomeno Valle dei Templi. Che non è il monumento più gettonato (la meta preferita dai turisti rimane il Teatro antico di Taormina, visitato fra gennaio e giugno da 335 mila persone, una media di 1.840 al giorno), ma è quello che cresce di più: i biglietti sono aumentati del 40 per cento, con una performance che porta l’area archeologica agrigentina a superare la Neapolis di Siracusa al secondo posto fra le destinazioni più richieste.