Monreale, 5 ottobre 2016 – In un’aula consiliare concitata, in seguito alla votazione terminata con 16 voti favorevoli e 12 contrari (VEDI L’ELENCO COMPLETO DELLE PREFERENZE ESPRESSE), il Capizzi due ha potuto incassare l’approvazione del consuntivo 2015. Tra i consiglieri ad avere espresso voto contrario c’è Giuseppe Romanotto (Per Monreale), che ha spiegato come alla base del suo voto ci sia una motivazione politica, ma basata su dati tecnici.
“Il rendiconto non è attendibile. Non ho votato no per mandare a casa l’amministrazione ma per motivi tecnici legati al bilancio. La mia posizione è sempre stata coerente nel corso di questi due anni”.
“Questa amministrazione – ha proseguito il consigliere – si è salvata solo perché quattro consiglieri della vecchia opposizione hanno votato a favore del provvedimento. Guzzo e Giuliano hanno dimostrato nei due anni di essere la punta di diamante dell’opposizione. Oggi votano a favore dell’amministrazione dimostrando di essere determinanti“. Con il loro voto negativo si avrebbe avuto un esito di 14 voti favorevoli e di 14 voti contrari con la inevitabile bocciatura del provvedimento.
Romanotto spiega come nella relazione finale dei revisori contabili del comune fossero presenti molti rilievi che lo hanno fatto propendere per la bocciatura.
L’organo di revisione, infatti, esprime parere favorevole per l’approvazione del rendiconto 2015 limitatamente ai risultati della gestione finanziaria, mentre riguardo al conto del patrimonio, si legge, non si è in grado di attestarne la completezza e l’attendibilità.
“Non abbiamo – spiega Romanotto – esatta cognizione del debito maturato nei confronti di alcune società partecipate. Non è stato adottato, come previsto da legge, il piano triennale delle spese.
C’è un disallineamento tra i dati forniti dall’ufficio tributi su quanto riscosso per anno, e quelli dell’ufficio finanziario.
All’interno del rendiconto non esiste il conto del patrimonio e quindi la voce dell’ammortamento degli immobili, una voce di costo che evidenzierebbe un aumento della perdita di gestione. Dati evidentemente occultati per nascondere le reali criticità in cui versa il Comune”.
“Questi – prosegue Romanotto – sono i motivi per i quali abbiamo votato no al rendiconto, e non capisco come queste criticità siano completamente sfuggite ai consiglieri Guzzo e Giuliano che ieri hanno permesso con i loro due voti, determinanti, di continuare l’azione politica fallimentare dell’amministrazione Capizzi. Basti pensare che ieri il Sindaco si è presentato in Consiglio con la nuova Giunta, formata dopo quasi un mese di trattative, senza avere ancora assegnato le deleghe agli assessori. Adesso abbiamo gli assessori ma non sappiamo ancora che ruolo dovranno svolgere”.
Altra voce contraria al provvedimento presentato dalla maggioranza è quella del consigliere pentastellato Fabio Costantini: “Vedo utilizzare lo spettro dei rischi lavorativi per i precari ogni volta la maggioranza chieda il voto per un suo provvedimento. Ritengo che, in caso di bocciatura del consuntivo 2015, l‘intervento del commissario non avrebbe messo in crisi il futuro dei precari”.
Per il M5S sono diverse le criticità all’interno del consuntivo 2015: “In riferimento alle entrate tributarie si evidenzia l’effetto della maggiore imposizione tributaria derivante dall’adesione al piano di riequilibrio con particolare riferimento all’IMU, all’addizionale Irpef e alla TASI.
Tra i documenti mancanti e obbligatori al rendiconto 2015 si segnala ancora una volta la mancata produzione della nota informativa contenente la verifica dei crediti e dei debiti reciproci tra ente locale e società partecipate. La Corte dei Conti ha posto l’attenzione “sulla necessità di addivenire con gli organi fallimentari alla celere definizione delle pendenze in atto con la società”.
Ad oggi nessun atto è stato definito e rimane ancora sussistente il mancato allineamento contabile e il successivo mancato riscontro da parte della curatela fallimentare. Rimane, pertanto, un importante fattore d’incognita nell’attuazione del piano. L’ente riferisce ancora una volta di incontri intervenuti con la curatela fallimentare ma che, ad oggi, nulla è stato raggiunto. Con le ovvie considerazioni di una difficile riconciliazione dei saldi, anche se a parere di questo collegio risulta inammissibile stante la natura delle due entità (Comune e società d’ambito), sulla parte di debito non in contestazione, l’ente dovrebbe effettuare i pagamenti, limitatamente a quanto previsto nel piano di riequilibrio, anche nell’interesse dei creditori della procedura fallimentare”.
Ed ancora altri sono gli elementi che hanno fatto propendere il consigliere ad esprimere voto sfavorevole: “Con riferimento ai servizi diversi (acquedotto, servizio raccolta rifiuti) si rileva che l’ente non ha predisposto il conto economico di dettaglio non consentendo pertanto di poter monitorare l’andamento gestionale e il controllo dei risultati.
Riguardo al conto del patrimonio non si è in grado di attestarne la completezza e l’attendibilità.
Riguardo alla Tari non c’è corrispondenza tra il costo del servizio ed il costo sostenuto dai cittadini, a fronte di oltre 6 milioni di costo del servizio presentato ai cittadini in realtà il Comune ha sostenuto costi per poco meno di 5 milioni, con un indebito aggravio di oltre 1 milione di euro”.