Monreale, 5 ottobre 2016 – Dell’inchiesta che ha investito Calcedonio Giovanni abbiamo abbondantemente parlato due anni fa, quando l’imprenditore monrealese era stato al centro di una inchiesta della DIA di Trapani. A fine ottobre 2014 era stato posto sequestro un patrimonio costituito da circa 200 unità immobiliari, tra terreni, abitazioni e complessi residenziali, sequestrate nel solo territorio di Monreale. A queste vanno aggiunte altre proprietà, in maggioranza presenti nel territorio di Campobello di Mazara e di Mazara del Vallo, come parte del complesso turistico di “Kartibubbo” per un totale superiore a 540 unità. Infine 12 veicoli, 8 rapporti e depositi bancari, per un valore complessivamente stimato in oltre 450 milioni di euro. Un impero economico che, secondo gli inquirenti, sarebbe dovuto alla coltivazione di interessi vicini a quelli di Cosa Nostra, anche se Di Giovanni non sarebbe un suo affiliato, oltre ad una militanza negli ambienti massoni. L’ascesa economica dell’imprenditore monrealese trova un brusco arresto quando viene chiamato dagli inquirenti per spiegare la provenienza di questo capitale, considerando che ha sempre dichiarato un reddito di alcune decine di migliaia di euro.
A Di Giovanni si imputano circa 20 società sparse in Italia, divenute poi 45 e trasferite, nel momento in cui cominciano i primi accertamenti delle forze dell’ordine, prima a S. Marino e poi in Inghilterra.
Indagato per 16 reati tra abusi edilizi, truffe, furti di energia elettrica, sempre collegati all’attività di imprenditore edile e a violazioni della normativa edilizia. Implicato anche in un’indagine per omicidio colposo quando una turista di una sua struttura rimase folgorata nel fare la doccia poiché l’impianto non era in regola.
Diversi collaboratori di giustizia hanno dichiarato che Di Giovanni era portatore degli interessi delle cosche mafiose siciliane, evidenziando i suoi collegamenti con il noto commercialista Mandalari Giuseppe, e la massoneria ortodossa. Un collaboratore dichiara che Di Giovanni gli aveva presentato Mandalari come consulente di personaggi mafiosi.
Il pentito Rosario Spatola parla di Di Giovanni come uomo al servizio della mafia di Campobello di Mazara e massone.
In seguito all’indagine del 2014, la DIA aveva chiesto al Tribunale la sorveglianza speciale e la confisca del patrimonio. Di Giovanni non era stato quindi sottoposto a misure di restrizione personale.
In questi giorni il Tribunale di Trapani ha chiesto la confisca dei beni, per un valore attuale stimato in 450 milioni di euro, e ha imposto al Di Giovanni tre anni di sorveglianza speciale, con obbligo di dimora nel luogo di residenza.