Oggi si festeggia Santa Rosalia ma è anche il giorno della proclamazione di Madre Teresa di Calcutta, entrata a far parte dei Santi. Riceviamo e pubblichiamo da Frate Mauro Billetta una riflessione sul valore religioso di questi eventi.
“Celebriamo, oggi, due donne distanti otto secoli ma accomunate dalla stessa passione per Gesù Cristo. Rosalia, la prima, vissuta tra Santo Stefano Quisquina e Palermo, lascia la corte regale per ritirarsi a vita eremitica. La seconda, Teresa, abbandona la terra natia per immergersi nei lebbrosari di Shanti Nagar.
Entrambe scendono nei meandri dell’esistenza umana per accogliere dentro di sé il carico e i travagli dell’umanità ferita e per presentarli a Dio.
Nessuna delle due, infatti, è disposta a vivere per se stessa e sembrano indicarci modi differenti di prendersi cura dell’altro secondo la spiritualità cristiana ove, nell’unico Corpo che è la Chiesa, ciascuno trova il suo posto per vivere l’amore.
Sono esempi distanti dalla cultura edonistica dei nostri giorni, in cui il piacere immediato sembra diventare l’unica ragione di vita e la sofferenza per l’altro da evitare a tutti i costi.
Troviamo un contributo illuminante proprio nel Vangelo di questa domenica in cui Gesù chiede ai discepoli di non avere altro amore che preceda quello per Dio. Anche gli affetti più intimi, come l’amore per i genitori, il coniuge o i figli, così come l’amore per se stessi, sono da porre al secondo posto.
Qualcuno potrebbe fraintendere pensando ad una logica egoistica o di sottomissione da parte di Dio. La richiesta di Gesù è piuttosto un invito a prendere sul serio il valore e la missione della propria esistenza in cui ciascuno gode dello sguardo del Creatore.
Autonomia e libertà sono condizioni necessarie per amare, chi vive assolutizzando l’altro nutrirà un’aspettativa smisurata rivendicando diritti e senza mai impegnarsi in prima persona. C’è chi mantiene un’immagine infantile dei propri genitori, idealizzandoli e senza riconoscerne limiti e fragilità. Tanti stanno costantemente a rimuginare su quello che non hanno avuto e continuano a vivere in sospeso, senza entrare nella loro storia presente e sentendosi sempre mancanti di qualcosa.
È lo stesso motivo per cui molti matrimoni oggi si esauriscono nel giro di pochi anni, incapaci di reggere la frustrazione del limite dell’altro e di confrontarsi con la propria ed altrui fragilità.
Rosalia e Teresa hanno riconosciuto il primato dell’amore a Dio, è il legame con Lui ad averle portate a scelte così radicali. È la relazione preziosa che costituisce il “tesoro” da custodire, quello per cui vale la pena perdere tutto il resto.
Relazione con Dio, chiariamo, non equivale ad intimismo religioso, non è chiusura o autosufficienza così come propongono diversi corsi dei nostri giorni per trovare “la pace” interiore. È, piuttosto, entrare in un’esperienza a due, in cui si scopre quanto libero e totale sia l’amore dell’Altro per poi tornare a se stessi, alla propria piccolezza, con la gioia e la sorpresa di non essere etichettati o abbandonati.
È questa la forza che ha spinto Teresa di Calcutta a condividere la sua vita spendendosi sino alla fine per i lebbrosi e gli ultimi del nostro tempo. Lei, ha sottolineato papa Francesco stamane, “si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato”. Ha denunciato apertamente le ingiustizie mondiali e lo ha fatto continuando a servire nelle periferie della nostra terra, ricordandoci che la prima parola è l’azione, quella che scaturisce dall’ascolto di Dio”.