Monreale, 12 agosto. Lo scioglimento degli organi amministrativi del comune di Corleone per gravi infiltrazioni mafiose lascia sgomenti. Corleone rappresentava fino a qualche decennio fa la roccaforte della mafia, poi diventata città del riscatto e della ribellione a Cosa Nostra, un modello di legalità.
“Grazie al lavoro – afferma Salvino Caputo – e all’impegno di sindaci come Pippo Cipriani e Nino Jannazzo, amministratori coraggiosi, autorevoli e dotati di un grande prestigio personale Cosa Nostra era stata relegata ai margini della vita pubblica e amministrativa di Corleone. Erano gli anni delle cooperative giovanili nelle terre di mafia, del consorzio sviluppo e legalità che ha reso utilizzabili i patrimoni sottratti ai boss corleonesi”.
Per Caputo l’errore della politica è stato di non aver scelto candidati di analoga levatura morale, prestigio personale e autorevolezza: “Lea Savona non è divenuta sindaco di Corleone per decreto regio. È stata democraticamente eletta candidata dai partiti all’interno di una vasta coalizione politica. Nonostante tutti sapevano che era priva di quel bagaglio politico, culturale e personale in grado di rappresentare un sicuro argine contro i tentativi di Cosa Nostra di volere condizionare la attività amministrative e economica a di Corleone”.
A di là quindi delle indagini dei carabinieri di Monreale e Corleone e delle risultanze dell’accesso dei commissari prefettizi la responsabilità maggiore secondo il leader di Orgoglio siciliano ricade sui partiti e su quei dirigenti che hanno insistito per candidare l’attuale sindaco di Corleone. “Un soggetto –continua Caputo – che notoriamente era privo di quei requisiti politici e caratteriali per guidare con energia e rigore un comune come quello di Corleone. E la prova è data dall’assordante silenzio di quei partiti e di quei dirigenti politici che tanto fortemente hanno voluto la candidatura della Savona, salvo poi defilarsi quando hanno colto la sensazione di avere sbagliato. Nonostante in molti avevamo anche pubblicamente manifestato forte contrarietà alla sua candidatura proprio perché consapevoli delle conseguenze”.
Caputo chiede dunque alla politica dopo avere pubblicamente fatto il mea culpa di organizzarsi per scegliere candidati affidabili ed autorevoli dopo che la magistratura abbia accertato responsabilità e assicurato i mafiosi alle patrie galere.