Il diletto più frequente di una parte dell’ intellighenzia del Nostro Paese (pensatori, intellettuali, politici) sembra essere ormai quello di ergersi talmente al di sopra della gente comune (con vite comuni, sacrifici comuni, problemi comuni, speranze comuni) da sembrare quasi un cenacolo di alieni incapaci di ascoltare, comprendere, riflettere…usare il buon senso in un fare propositivo ma privo di quella supponenza a volte davvero poco gradevole. La L. 107 (non riesco a denominarla “La Buona Scuola”, non per mancato rispetto, per polemica pretestuosa o perché non la ritenga in parte tale, ma per un semplice motivo: quest’attributo “Buona” mi sembra palesemente auto-centrato e vagamente dispregiativo nei confronti delle precedenti riforme scolastiche, evidentemente considerate non “Buone” dall’attuale maggioranza) ha il merito innegabile di aver offerto a un numero cospicuo di docenti l’opportunità di ottenere un contratto a tempo indeterminato, anche a chi non ci sperava, dato il punteggio esiguo.
Ci si aspettava probabilmente da tale esercito di prof, una sottomessa gratitudine nei riguardi dei massimi esponenti del Governo. Si intravede, infatti, semi-celato, un atteggiamento un po’ dispotico del tipo “ti ho assunto immeritatamente, insegnante senza arte nè parte, quindi abbi la buona creanza di limitarti a obbedire da perfetto yes-man e vai dove ti dico, senza fiatare”…presupposto discutibilissimo, ma per certi versi anche parzialmente legittimo, ovviamente non con tali modalità, ma in termini di flessibilità e disponibilità costituzionale che il dipendente dello Stato dovrebbe garantire all’intero Territorio Nazionale. La realtà, in questo caso, non è proprio cosi come appare: le aspettative relative a una genuflessa gratitudine eterna per la “prospera generosità” del trend renziano, da parte dei professionisti della scuola non ci sono state, non perché i docenti neo-immessi rappresentino una banda di fannulloni ingrati e pretensivi, pronti ad arraffare il “posto definitivo”, ma per ragioni più reali e complesse, in alcuni casi assolutamente sacrosante . Non si comprendono le ire quasi isteriche, da parte di qualche intellettuale della ristretta ed elitaria cerchia culturale italiana, contro un corpo docente, che, salvo rare eccezioni, tiene dignitosamente in piedi la scuola pubblica del Nostro Paese, con instancabile impegno e senso del dovere. Ma andiamo con ordine.
Alcuni insegnanti assunti nelle tre fasi distinte di “reclutamento”, possiedono un punteggio pari a zero, poiché non hanno, di fatto, mai insegnato, quindi risulta abbastanza chiaro come tale stabilizzazione accomuni docenti dalle più disparate esperienze, i quali hanno già, all’inizio dell’anno scolastico appena concluso, predisposto il bagaglio per avviarsi finalmente verso un futuro di maggiori certezze. I veterani, insegnanti dalla lunga, articolata e sofferta gavetta, felici di aver ottenuto la tanta agognata stabilizzazione, hanno voluto confidare, credo abbastanza legittimamente, in una successiva ricollocazione stabile, magari nella regione d’appartenenza, grazie alla provvidenziale mobilità straordinaria, in virtù anche del cospicuo punteggio, frutto dei tanti sacrifici pregressi, in grado di far ben sperare ad una sede non proprio sotto casa, ma neppure troppo lontana, una sede che almeno non complichi, ancora una volta, i precari equilibri e la riorganizzazione radicale della propria esistenza. Definiti finalmente gli esiti della fantomatica mobilità tanto agognata, relativa alla scuola primaria, ecco l’incredibile Sorpresa! L’algoritmo spariglia le carte: insegnanti increduli, dopo anni di continuo girovagare, dopo un’intera carriera da precari, al servizio della scuola, si vedono catapultati, in via definitiva, all’altro capo dello Stivale…La sorpresa diventa Sgomento quando ci si accorge che molti neoassunti, dal punteggio infinitesimale, si ritrovano a ricoprire una sede a pochi Km da casa. Le proteste arrivano copiose ma non tanto da parte di giovani “sfaticati e ingrati”, che in realtà dovrebbero gioire e ringraziare la Buona Sorte, anzi la Buona Scuola, come ha osservato con “appannata” onestà intellettuale una parte del mondo politico e culturale, ma soprattutto da quei professionisti della scuola, che hanno consolidato “il loro essere insegnanti” grazie ad un precariato lungo e non sempre agevole, gente che ha già preso la valigia, gente che conosce perfettamente il sacrificio, gente che vede materializzarsi, nel rivolgimento della propria vita, una palese ingiustizia.
Gli strali di illustri intellettuali si ergono poderosi sui docenti del sud, definiti pigri, ingrati e pure ignoranti. Fabrizio Rondolino, editorialista dell’Unità, tra le molte riflessioni non proprio concilianti nei riguardi del “corpo insegnante “, così cinguetta su Twitter: “Se gli insegnanti del Sud che urlano in tv conoscessero l’italiano, almeno capiremmo che vogliono”…La frase, orribile e inopportuna, nella sua sprezzante ed elitaria esternazione di disgusto dal “sapore” vagamente leghista, si commenta da sé…A questa, magari in maniera meno esplicita e grossolana, fanno eco alcune dichiarazioni che giustificano il sistema, da parte di addetti ai lavori e politici di area governativa. Nessuno di loro prova a capire il disagio generalizzato, nessuno propone un tono rassicurante, nessuno cerca di rivedere le modalità di un sistema che ha prodotto, evidentemente, risultati non perfettamente aderenti all’imprescindibile principio di equità. Piuttosto si continua a sottolineare con un’aggressività neppure tanto latente, ancora una volta, l’inadeguatezza dei docenti italiani.
L’unico saggio consiglio che mi verrebbe rispettosamente di esternare, con l’umiltà di semplice docente innamorata del suo lavoro, con la passione di chi non sostituirebbe la propria professione per nulla al mondo, che conosce il valore del sacrificio, della gratitudine, ma anche del dissenso pacifico e costruttivo, ove necessario, è quello di evitare questo trend offensivo, questo “infierire dal pulpito”, questa attitudine al disprezzo, che appare quasi un Mantra fine a se stesso, un disco rotto, ormai noioso nella sua fastidiosa ripetitività e di cercare, insieme a questi docenti, considerati, spesso ingiustamente, “non Buoni”, neo- immessi però in una “Buona scuola”, di attenzionare e modificare, magari rivedendolo con accuratezza, ciò che semplicemente non ha funzionato.