Cronaca

Pizzo e posti di lavoro, così la famiglia di Santa Maria di Gesù taglieggiava una sala bingo

By Redazione

July 01, 2016

Palermo, 1 luglio – Stamattina i carabinieri hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal G.I.P. di Palermo su richiesta dalla locale DDA, nei confronti di tre persone accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni dei responsabili della sala bingo del quartiere palermitano Guadagna.

I carabinieri hanno fermato Vernengo Cosimo cl. 1964, uomo d’onore della famiglia di Santa Maria di Gesù, già condannato per associazione mafiosa, scarcerato il 27.10.2011 a seguito della richiesta di revisione del processo per la strage di via d’Amelio, figlio dell’ergastolano Vernengo Pietro detto u tistuni, storico uomo d’onore legato all’ala corleonese di Cosa Nostra. Vernengo Giorgio cl. 1975, fratello di Cosimo e Durante Paola.

Risultano sotto indagine le posizioni di Gambino Natale Giuseppe cl. 1958, sottocapo della famiglia di Santa Maria di Gesù e di Profeta Salvatore detto Totò, cl. 1945, uomo d’onore di vertice della medesima compagine mafiosa. Entrambi sono stati arrestati nell’ambito dell’operazione Torre dei Diavoli e, come Vernengo Cosimo, scarcerati il 27.10.2011 a seguito della richiesta di revisione del processo per la strage di via d’Amelio.

Le indagini già avviate sulla famiglia di Santa Maria di Gesù, di cui è stato accertato il processo di riorganizzazione interna e la capacità militare culminata con l’omicidio di Sciacchitano Salvatore, hanno consentito di documentare la sottoposizione ad estorsione dei titolari/gestori di una sala bingo del capoluogo sia durante la precedente gestione, terminata nel luglio 2015, che al subentro della nuova proprietà.

In particolare, oltre ad avere gestito la messa a posto con la precedente amministrazione del bingo, Profeta Salvatore e Gambino Natale Giuseppe avevano manifestato l’intenzione di reiterare, per il tramite dei Vernengo, le richieste estorsive alla società acquirente.

I successivi approfondimenti investigativi hanno permesso di appurare che gli indagati, legati alla famiglia di Santa Maria di Gesù, avevano preteso un pagamento illecito di 50.000,00 euro, di cui oltre 6.000,00 già corrisposti, per lasciare il bar interno alla struttura che, in assenza di formale titolarità, rivendicavano come proprio.

Le somme di denaro estorte erano consegnate dalle vittime a Durante Paola, in precedenza responsabile per conto dei Vernengo della gestione del bar interno al bingo, a fronte della presentazione di fatture emesse da due società per forniture e servizi mai effettuati.

Per tale ragione sono al vaglio dell’Autorità Giudiziaria le posizioni dei due legali rappresentanti delle società che hanno emesso le fatture per operazioni inesistenti, che si ritengono essere state utilizzate dai fratelli Vernengo per dissimulare i pagamenti illeciti.

Vernengo Cosimo è inoltre accusato di aver costretto i responsabili della società proprietaria del bingo ad assumere la nipote di Profeta Salvatore.